Mi piace pensare che il destino non esista

Questa mattina, ferma ad aspettare il treno, mentre mi godevo i pochi e tanto attesi raggi di sole, mi sono accorta che c’era una delle porte degli uffici della stazione aperta.

Non succede praticamente mai. C’è sempre un grande viavai, persone che aprono la porta, escono, si dirigono da qualche parte e la porta si richiude.

In questi anni ho visto solo scorci di lampadari, gambe di sedie, piccole porzioni di scrivanie ricolme di carte, una scopa appoggiata in un angolo. Angoli di vita lavorativa che si lasciavano sbirciare solo a brandelli, senza mai svelarsi del tutto.

E invece. Invece questa mattina una delle porte era aperta. C’era un solo ragazzo seduto alla scrivania, i capelli lunghi sugli occhi, lo sguardo concentrato sullo schermo del computer, le mani ferme sulla tastiera. Tante carte intorno, riposte in quei contenitori di plastica che abbiamo anche noi, in ufficio, e ci aiutano a dare una parvenza d’ordine a quello che, in definitiva, è un caos controllato.

Vicino alla scrivania, di un colore giallino abbastanza triste, c’era appoggiato un bidoncino basso di colore marrone con attaccato, sul lato a me visibile, un normale foglio da stampante: “carta e plastica”.

Ho osservato la scena fino a che non è arrivato il treno e mi sono ritrovata a pensare alle vite che ognuno di noi si lascia alle spalle ogni volta che effettua una scelta.

Mi succede spesso. Magari vedo una finestra aperta e sbircio dentro – il dentista che lavora di fronte al nostro ufficio, persone anonime che cenano attorno a un tavolo, un lampadario sfavillante di luci appeso a un alto soffitto – e subito inizio a immaginare tutte le vite che non ho vissuto.

Se invece di intestardirmi e scegliere il Liceo Scientifico avessi ascoltato gli “altri” che mi consigliavano il Liceo Classico, chi sarei ora?

Se mio padre non avesse trovato quell’inserzione sul giornale che mi ha permesso di trovare il lavoro in casa editrice, lavoro che mi permesso di incontrare Anna, che mi ha portato sulla strada di Andrea, che mi ha cambiato la vita in così tanti modi che non saprei nemmeno da che parte incominciare per spiegarlo, ora dove sarei? Chi sarei?

Non è rimpianto. La verità è che mi rassicura pensare che, se sono dove sono ora, non è dovuto al caso, non si tratta di destino. Che se sono dove sono lo devo solamente alle scelte che ho fatto. Scelte che mi hanno portato su una strada, poi ad altre scelte e ad altre strade, e ad alte strade e ad altre scelte.

Perché ogni scelta comporta necessariamente strade intraprese e strade abbandonate, comporta amici, conoscenti, amori, scrivanie, colleghi, case, treni, giardini che abbiamo vissuto e altrettanti abbandonati o mai nemmeno incontrati.

Mi piace pensare che il mio futuro – personale o lavorativo – sia già scritto nelle scelte che sto compiendo ora. Perché la vita non è coincidenze, la vita è scelte.

4 pensieri riguardo “Mi piace pensare che il destino non esista

  1. Mi mancavano i tuoi post,visto che sono una tua fan. Come sempre scrivi benissimo.Sono ,oggi più che mai convinta di aver fatto la scelta più importante della mia vita ,assieme a tuo padre,quando senza niente in tasca abbiamo deciso di AVERTI.Sei la nostra “scelta” Baci

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