Potevo diventare un’atleta

Riflettevo sulle incoerenze fisiche con le quali ho convissuto per tutta la mia esistenza e mi sono ritrovata a pensare che se fossi nata bassetta e con gli occhi storti, forse sarei arrivata nello stesso identico punto cui sono arrivata adesso.

Insomma, pensateci un momento. Ho le dita lunghe e affusolate, “mani da pianista”. Mio padre mi iscrisse a lezione di pianoforte che facevo le elementari. Ebbene, credo di esserci andata forse un paio di settimane e le ricordo con un misto di delusione e orrore ancora oggi.

Immaginate la scena: ragazzina di otto anni, seduta davanti al pianoforte, rigorosamente chiuso, a riempire pagine di note e chiavi di violino. Lo chiamano solfeggio… non credo di essere arrivata alla metà del corso.

Sono sempre stata tra le più alte della mia classe (nelle foto delle elementari spicco di buoni 5 cm su tutti gli altri). I miei insegnanti dicevano “potrebbe diventare un’atleta, potrebbe giocare a pallavolo”.

Ora, chi mi conosce lo sa molto bene, mai esistita una persona più impedita di me in qualsiasi gioco con la palla o in qualsiasi attività che richieda la capacità di saltare un ostacolo o una cavallina (malefica cavallina).

Ricordo un mio compagno delle scuole medie che quando la saltava sembrava volasse... e non è che avesse le gambe più corte delle mie. Io… io più che saltarla ci finivo sopra… ed era già tanto!.

La pallavolo poi. Primo corso (e ultimo) della mia vita, mi sono ritrovata con un’insegnante che non faceva altro che urlare. Una via di mezzo tra un sergente fascista e la signorina Rottermeier di Hiedi.

Il risultato del mio (vi assicuro brevissimo) excursus nel mondo della pallavolo è stato che a scuola mi sono sempre inventata tutte le scuse del mondo per non partecipare alle partite. Anche perché, neanche a farlo apposta, i miei compagni del Liceo erano quasi tutti dei maghi della pallavolo… roba da venire come minimo schiacciata dalla vergogna tutte le volte che si formavano le squadre e io finivo sempre tra le riserve.

In pratica eravamo in tre nella mia classe del Liceo che, durante le lezioni di ginnastica, ce ne stavamo perennemente sedute a bordo campo a chiacchierare e a guardare gli altri giocare, sperando che nessuno chiedesse “cambio”.

Ad ogni modo. Per tornare all’elenco delle mie incoerenze fisiche. Ho sempre avuto la pancia pressoché piatta. Peccato che a pochi mesi di vita io abbia avuto la gastointerite (se non sapete di cosa si tratta, cercate su Wikipedia, ma vi assicuro che non è una roba divertente) e da allora, da allora devo portare la “canotta della salute” anche in agosto, pena terribili mal di pancia e sedute infinite sul gabinetto. Quanto le ho invidiate le ragazze con la canotta corta, la pancia scoperta e il piercing all’ombelico! A me veniva (e viene) mal di pancia solo a guadarle…

Per non parlare del fatto che a circa dieci anni iniziai a maturare la convinzione che da grande sarei diventata una botanica. Era una vera passione, leggevo libri in materia, seccavo fiori tra le pagine, adoravo fiori e alberi e ne studiavo le evoluzioni e i cambiamenti stagione dopo stagione.

Peccato che sia sopraggiunto un piccolo problema… l’allergia! E mica roba da poco! No! Occhi rossi come due palloni, tutti lacrimevoli, pruriti dappertutto, starnuti che tiravo giù la casa… insomma, una carriera stroncata sul nascere!

foto da Sxc.hu

2 pensieri riguardo “Potevo diventare un’atleta

  1. Bè che dire del tuo corso di pianoforte….. tu volevi imparare senza fare la fatica di imparare.Però hai incontrato Andrea che il pianoforte lo sa suonare.Non ti piaceva lo sport e ora scrivi di impianti sportivi.Hai l'allergia ma ti piace il verde e sei fortunata non sei allergica alle rose.E da piccola quando andavamo dalla Netty a comperare le scarpe avevi tutti hai tuoi piedi e ora riesci ad usare pure i tacchi .Per noi sei sempre stata speciale e lo sarai sempre . la tua fan numero 1

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