La vergogna delle attuali proposte di lavoro

Uno dei servizi che su cui si può contare quando si è iscritti a LinkedIn è la ricezione, ogni settimana, delle “proposte di lavoro su misura per te”.

Un servizio sicuramente utile, soprattutto se uno sta cercando lavoro. Il problema principale è che, negli ultimi tempi, le proposte di lavoro sono da spanciarsi dal ridere per evitare di piangere.

A parte le proposte che mi piace definire “disoneste”, ovvero quelle che ti descrivono il lavoro in un modo e poi scopri che si tratta di tutt’altro, sul genere degli annunci immobiliari “abitazione spaziosa, camera da letto con vista sulla cucina, bagno, ristrutturato di recente” e poi scopri che si tratta di un monolocale ristrutturato forse nel 1995, con il letto estraibile che, per aprirlo, devi chiudere il tavolo, chiudere le sedie, riporre via tutto e fare una giravolta con doppia piroetta ogni volta che vai in bagno. Il terrazzo, poi, si dimostra un bugigattolo di 2 metri per 2.

Dicevo, a parte gli annunci di lavoro paragonabili agli annunci immobiliari “abbelliti”, i più divertenti sono quelli (e sono tanti) che cercano neo-laureati con un’esperienza di lavoro di almeno 2 anni, svolta durante il percorso di studio.

Ovviamente, l’esperienza deve essere inerente all’offerta, per cui se hai studiato lettere moderne e hai fatto il barista nel pub sotto casa tutte le sere e loro cercano un redattore che segua il sito e i social network, ovviamente non vai bene.

Perché se vuoi avere una mezza speranza di trovare lavoro come “web master” o “web content manager”, due modi molto trendy per indicare che ti occupi della grafica o dei contenui di un sito web, devi già avere una lunga lista di competenze (ovviamente sempre da neolaureato), tipo l’analisi statistica dei dati d’accesso al sito, le competenze in web e social media marketing, la capacità di creare una campagna pubblicitaria integrata tra sito e social, oltre a saper scrivere per il web, conoscere le logiche che regolano l’indicizzazione dei contenuti di google, oltre… va beh, ci siamo capiti.

A queste condizioni, penso che anche Peter Parker farebbe fatica a trovare lavoro. Con il suo petto un po’ gracile, gli occhali sul naso, la pettinatura da secchione e lo sguardo un po’ vacuo… figurati se è in grado di rimettere ordine nelle strade di New York. E poi? “Quali sono le tue referenze? Fotografo amatoriale? Mmm, no so, le faremo sapere”.

E quando parlano di “assunzione” e invece poi si riferiscono al “contratto a chiamata”? Che è poi un modo carino per dire che ti chiamiamo solo quando abbiamo bisogno, magari ti fanno lavorare due giorni e poi ti lasciano a casa 6 mesi senza darti nessuna spiegazione.

E la cosa peggiore è che possono farlo. Ed è questo il dato più preoccupante. Con tutte le norme sul lavoro che sono state attuate, con tutte le tipologie di contratto oggi disponibili, i datori di lavoro possono sostanzialmente fare quello che vogliono senza conseguenze.

Possono cambiare stagista ogni 6 mesi, senza preoccuparsi di che cosa significhi per il proprio staff avere a che fare con una persona nuova due volte l’anno e alla mole di tempo che si perde per formare ogni volta una persona diversa.

Possono farti un contratto a progetto e obbligarti a lavorare agli stessi orari di un lavoratore dipendente, anche se non hai gli stessi diritti e privilegi.

Possono costringerti ad aprire la partita IVA. Come? O la apri o perdi il lavoro. Peccato che poi metà dello stipendio (che rimane uguale a prima, mica aumenta) svanisce in tasse e in commercialista, e che gli orari di lavoro sono sempre quelli del dipendente.

E non c’entra una mazza la crisi. Lo fanno perché possono farlo. Risparmiano sul capitale umano così possono andare in vacanza in paesi esotici con tutta la famiglia e comprarsi macchina, cellulare, ipod, ipad tutti rigorosamente ultimo modello, per poi lamentarsi che “non ci sono soldi”.

Come andremo a finire? Ah, non lo so.

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