Orari poco consoni e treni infestati

Mi è capitato spesso, negli ultimi tempi, di dover prendere il treno un’ora prima del solito.

Sorvoliamo sulla mole di lavoro che ho dovuto affrontare e che mi ha costretto ad alzarmi alle 6 per essere a lavorare alle 8, così da riuscire a finire le milioni di cose accumulatesi. Sorvoliamo molto in alto e andiamo oltre.

Dicevo, mi è capitato di prendere il treno un’ora prima. Il caso vuole che sia anche il treno che gli studenti delle superiori utilizzano la mattina per andare a scuola, e non potrebbe esserci verbo più adatto del verbo “utilizzare”.

Il treno è un treno piccolo, appena tre carrozze, ed è letteralmente invaso di ragazzine vocianti che scutono le lunghe chiome, urlano da una carrozza all’altra passandosi il cellulare o le cuffiette dell’ipod… “senti, senti questa”.

I ragazzi sono diversi, se ne stanno seduti in un groviglio di gambe, sempre troppo lunghe per i sedili troppo ravvicinati, anche loro si passano il cellulare, le cuffiette dell’ipod, fendono l’aria con quelle manone troppo grandi, dandosi pacche poderose sulla coppa e sulle spalle, un modo come un altro per distinguere chi è parte del gruppo da chi ne è fuori.

Qualche ragazza migra dal gruppo delle amiche, si siede in braccio a uno dei ragazzi, sbatte le lunghe ciglia e non si capisce se è la fidanzata, se è un’amica, se è innamorata. A quell’età, il confine tra amicizia e amore è così sottile, molto meno netto che a trent’anni, quando non ti sogneresti mai di sederti in grembo e civettare con un collega, con uno che consideri solo amico.

L’impatto tra la pace della stazioncina del treno, immersa nel silenzio delle 7 del mattino, poche macchine in giro, le chiome degli alberi intorno che frusciavano al vento, con il gruppo compatto, chiassoso contenuto dal treno mi ha procurato un fastidio quasi fisico.

Mi sono sentita come una di quelle vecchiette, quelle sulla linea 94 che prendevo quando andavo a scuola, la mattina alle 7e30, stipate in mezzo a noi studenti, con l’ombrello appeso al braccio anche se era luglio e facevano 40 gradi, quelle che brontolavano e inveivano contro gli zaini troppo grossi e l’inciviltà dei giovani di oggi, quelli che salgono dall’uscita ed escono dall’entrata.

Eppure. Eppure sotto il fastidio di quelle voci acute, a me, che volevo semplicemente leggere il mio libro prima di dovermi reimmergere nel lavoro, è venuta una profonda nostalgia.

Avrei voluto guardarli negli occhi, uno per uno quei ragazzi, e dire loro quanto è bello il momento che stanno vivendo, quanta libertà e vita c’è in quel loro essere fastidiosi e rumorosi e chiassosi al limite della maleducazione.

Avrei voluto dirglielo perché finché ci sei immerso dentro non lo sai, non lo sai proprio quanto è bello il momento che stai vivendo, e hai solo fretta, fretta di crescere, fretta di uscire dal liceo, fretta di andare all’Università, fretta di essere adulta, e libera, e indipendente.

Mentre invece la vera libertà la vivi proprio quando credi di non averla. Quando ti senti i genitori e i professori con il fiato sul collo, quando ti senti controllata, quando ti senti continuamente sotto esame, quando ti senti chiedere ogni tre per due “ma torni oggi per pranzo?”, “ma stasera? Fai tardi? Guarda che domani c’è scuola”.

Sembra paradossale, ma sono più liberi di noi. Noi che dobbiamo controllare il conto corrente prima di andare a fare la spesa, noi che dobbiamo pensare alla casa, alla famiglia, a tenerci un lavoro – se siamo tra i fortunati ad averlo – alle lavatrici, alla cucina, ai bambini da andare ad accompagnare a karate e al balletto.

E nessuno mi toglierà dalla testa che le responsabilità, per quanto si portino dietro le cose belle della vita, alla fine portano via anche una buona dose di leggerezza e di spensieratezza alla vita.

Che io poi le responsabilità le viva sempre in modo (un po’) tragico, beh, questa è un’altra storia.

 

Un pensiero riguardo “Orari poco consoni e treni infestati

  1. Benvenuta nel mondo adulto.Io ricordo ancora con tenerezza i miei viaggi in corriera “la marullina” ……chiacchere,canti,confidenze,e amori,BACI

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