Fast and Crisis

Ricordo ancora, con un misto di divertimento e orrore, le risate che la mia ex collega Ruth si faceva leggendo i miei primi articoli.

Lavoravo in casa editrice da poche settimane e mi misero immediatamente a rielaborare dei testi perché, cito testualmente: “Abbiamo bisogno che diventi autonoma in fretta, non abbiamo tempo da perdere”.

Può sembrare orribile detto così, ma ora che conosco il carico di lavoro, e che avrò detto almeno una decina di volte la stessa identica frase alle povere stagiste che sono passate sotto le mie mani, vi posso assicurare che non era cattiveria, era pura sopravvivenza.

Ad ogni modo, ricordo che i primi tentativi di “rielaborazione e stesura testi” furono un vero disastro. Avrei voluto tenerli… penso che oggi ci sarebbe veramente da divertirsi!

Il punto è che non sapevo niente. Essendo riviste tecniche specializzate, non conoscevo il settore, non conoscevo la terminologia, metà delle parole suonavano più simili all’arabo che all’italiano. Mi sentivo come una bambina che impara a scrivere in prima elementare.

C’è voluto del tempo, tanta sopportazione, tante prove ed errori, tanti tentativi andati a vuoto e tante delusioni.

Ma che soddisfazione la prima volta che Ruth mi disse: “Brava, così va bene” e che bello quando mi permisero di scrivere il “primo piano” della rivista… e il mio primo servizio di copertina.

Penso di aver imparato più da tutti gli errori che dalle cose fatte bene. Come la prima volta che non riuscii a consegnare un articolo in tempo. Sara mi guardò e mi disse: “Non è così che si fanno le riviste”. Già. Fu la prima volta che successe. E fu anche l’ultima.

Oppure, quando sbagliai i contatti di un’azienda in fondo a un redazionale e mi sentii dire solo: “Per fare questo lavoro ci vuole precisione“. Già.

Già. La precisione. La precisione uno riesce a realizzarla quando ha tempo da dedicare alla cura ai dettagli.

Quando si lavora in velocità, portando avanti quattro progetti diversi in contemporanea, tutti urgenti, tutti di prioritaria importanza, la precisione diventa oggettivamente un caso fortuito.

Il problema della crisi è che ha finito per tagliare le risorse, ma non ha tagliato il lavoro. Il lavoro c’è, ce n’è pure troppo, perché più la crisi aumenta e più gli imprenditori soffrono di horror vacui.

Vogliono fare tutto, entrare in nuovi settori, essere presenti nel web con dei siti di grande richiamo, essere anche sui social, perché se non sei sui social non esisti; tutto questo senza però investire in capitale umano, anzi licenziando chi considerano troppo costoso, mettendo gli altri in cassa integrazione, costringendoli a prendersi le ferie ogni volta che ce n’è l’occasione.

A volte penso che in questa corsa folle, alla Fast & Furious, per sfuggire alla crisi, ci stiamo perdendo per strada l’unica cosa che conta: l’umiltà di essere quello che siamo, niente di più e niente di meno. Con tutti i limiti che questo comporta.

foto da Sxc.hu

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