Il duro, durissimo, mestiere dello scrittore

La prima volta che qualcuno mi ha chiesto “Perché ti sei iscritta a Lettere? Che cosa credi di andare a fare nella vita con una laurea simile?”, la mia risposta è stata: “Io nella vita voglio scrivere. Non ho mai voluto altro“.

Se avessi saputo dove mi avrebbe portato questa passione, forse mi sarei iscritta a economia e commercio e mi sarei fatta piacere i numeri a forza, quei cavolo di numeri che mai mi sono stati amici.

Perché il problema fondamentale è che scrivere non è considerato un lavoro. Se ti piace scrivere e vivi scrivendo sono tutti convinti che ti riesca facile, che non sia un lavoro difficile, che cosa ci vuole, in fondo? Non è mica come fare il chirurgo.

La verità, cui nessuno vuole veramente credere, è che scrivere è un mestiere durissimo. Ti rovina la vista, ti vengono i crampi alle mani, ti ritrovi sveglio alle 5 del mattino, di sabato, con la testa piena di idee e l’unica cosa che puoi fare è trascinarti fuori dalle coperte, con il moroso mezzo assonnato che ti chiede: “Dove stai andando?”, e metterti a scrivere.

Certo, non è come asfaltare le strade in pieno agosto, non è come assordarsi in fabbrica otto ore al giorno tra i fumi delle macchine, e forse ho un’idea di fabbrica alla Dickens, ma ci siamo comunque capiti.

La verità è che scrivere non è facile, che sia per passione o per dovere lavorativo, che sia scrivere di piscine e commenti su facebook o su twitter, non è mai facile.

Può venire più o meno naturale, si può essere più o meno “portati”, ma rimane il fatto che è un lavoro, perché otto ore tutti i giorni a leggere, a documentarsi, a studiare, perché scrivere per la carta non è scrivere per il web, perché scrivere per una rivista tecnica non è scrivere un blog, perché scrivere per i blog non è scrivere un romanzo… tutto questo è lavoro. E anche parecchio faticoso, ve lo assicuro.

Poi che a me tutto questo piaccia da impazzire, non lo rende meno faticoso e meno stressante, anche se di certo aiuta… 😉

foto da Sxc.hu

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