La storia del capo che disse: “Di persone che sanno fare il tuo lavoro, ne trovo cento”

C’era una volta un capo. La sua azienda era florida, in piena crescita ed espansione. Lo vedevi arrivare la mattina, il sorriso stampato in faccia, senza borse sotto gli occhi perché non c’erano pensieri a tenerlo sveglio la notte.

Ogni giorno, il capo si alzava, si radeva con cura la barba, si infilava un bel vestito e andava al lavoro, convinto che sarebbe stata un’altra giornata piena di belle soddisfazioni.

Non ci pensava, alla crisi, forse ogni tanto, ascoltando il telegiornale, tendeva le orecchie alle notizie di aziende che iniziavano a mettere in cassa integrazione i dipendenti, alcuni licenziavano, altri davano incentivi alle persone più “anziane” perché andassero in pensione prima del tempo.

Il capo pensava che alla sua azienda non sarebbe successo mai, perché lui proponeva “prodotti leader nel mercato”, perché la sua era un’azienda solida, perché il suo, di prodotto, era superiore a tutti gli altri, perché il suo marchio era ormai un marchio storico e sarebbe esistito per sempre.

Poi, la crisi ha inziato a colpire anche lui. Prima ha toccato i suoi clienti, che non guadagnando più come prima lo pagavano in ritardo, o acquistavano meno, o smettevano del tutto.

Poi la crisi ha toccato quelli che considerava “potenziali clienti”, che si sono fermati ancora prima di inziare a comprare.

Nel frattempo, i suoi competitor si sono informati, hanno sperimentato nuove strade, hanno implementato la loro visibilità sui social, hanno investito nel web, hanno ampliato la rete commerciale all’estero.

Lui no. Arroccato nelle sue convinzioni, chiuso nel suo piccolo mondo, ha fatto il primo errore. Per contenere i costi, ha iniziato a licenziare.

Perché non c’è niente da fare. Quando si rinuncia al patrimonio umano, quando si preferisce investire in tecnologia (nuovi macchinari, nuovi computer, nuovi sistemi) e si smette di investire nelle persone, che al contrario delle macchine portano nuove idee e nuovi modi di metterle in pratica (quelle nuove, ma anche quelle già “vecchie”), allora credo sia semplicemente l’inizo della fine.

Perché nessuno mi toglierà mai dalla testa che un’azienda per prosperare deve fondarsi sulle persone e quando un’azienda perde persone (e intendo persone valide, che ci mettono passione, amano quello che fanno e lo fanno bene), perde valore e si impoverisce molto più di quanto non si creda.

Per cui, cari capi, quando vi renderete conto che la vostra azienda sta iniziando ad andare male, prima di considerare i vostri lavoratori come costi da tagliare per risanare il bilancio, pensateli come risorse che possono dare valore alla vostra azienda.

Custodite i vostri dipendenti, soprattutto quelli che amano il loro lavoro, perché non è vero che è facile sostituire un dipendente, perché non è vero che “di persone che sanno fare il tuo lavoro, con tutta la gente che c’è a spasso, io ne trovo cento”.

Quando si inzia a pensare così vuol dire che i propri dipendenti sono diventati delle pedine su una scacchiera, da spostare a seconda dell’esigenza e da non rimpiangere quando vengono mangiate e buttate fuori.

Foto da Freeimages.com

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