Quella società non esiste più

“Benessere, lavoro, consumismo, futuro. La profezia Maya aveva ragione, quel mondo non c’è più”.

Queste non sono parole mie, anche se, come spesso accade, avrei voluto averle scritte io. Le ho trovate su facebook, scritte da un ragazzo che è in parte amico, in parte collega, in parte essere umano affine per tutta una serie di motivazioni.

Non so nemmeno se siano parole sue o se lui stesso le abbia prese in prestito da qualcuno di ancora diverso. E magari sono parole famose, e ci sto facendo la classica figura di m… perché magari tutti sanno chi le ha pronunciate, tranne me.

Di chiunque siano, mi hanno fatto pensare a una frase che tengo appesa in casa, in una di quelle bacheche di sughero dell’IKEA, tra le foto degli amici, dei miei genitori da ragazzi, di mio fratello quando ancora era un bambino, le foto di Andrea, pezzi di poesie, scontrini del cinema, tanti ricordi affastellati insieme che indicano chi ero, chi sono, forse chi sarò.

Ad ogni modo, la frase è questa: “Quello che ho lasciato allora adesso non c’è più, ecco perché si può dire che me ne sono andata per sempre”.

È una frase di un film – non ricordo più quale – ma mi è tornata in mente e ho pensato che c’è una grande differenza tra quella postata dal mio amico e questa seconda. E la differenza è la volontà.

Questa frase mi è sempre piaciuta perché precludeva una scelta conscia: un decidere di andarsene (da un luogo, da una persona, da un’amicizia, da un lavoro) e andare avanti, accettando e affrontando le conseguenze della propria scelta, con la fiducia che ci sarebbe stato altro, prima o poi.

La frase postata dal mio amico è il risultato di un’imposizione. Nessuno di noi ha scelto di lavorare di co.co.pro., di ritrovarci a 35 anni senza un lavoro, senza disoccupazione, senza “buona-uscita”; perché è questa la realtà.

La realtà è che quando decidi di lasciare un fottuto (pardon, ma quando ci vuole ci vuole) lavoro in co.co.pro. o in co.co.co o in stage (che adesso vanno tanto di moda), non hai alcun diritto.

Se sei fortunato, forse sei riuscito a mettere da parte qualche cosa per andare avanti qualche mese, per pagare l’affitto o il mutuo (perché quello lo devi pagare comunque, lavoro o non lavoro) e per continuare a fare la spesa e dare da mangiare a te stesso e alla tua famiglia. In attesa di trovare un altro cavolo di lavoro, sperando che sia la volta buona e che si venga finalmente assunti con un contratto degno di questo nome.

Io mi chiedo a che gioco stia giocando il nostro governo (scusate, ma non ce la faccio proprio a scriverlo con la G maiuscola), non si rendono conto che stanno portando avanti una generazione intera di uomini e donne senza lavoro, senza prospettive, senza figli (perché trovalo il coraggio di mettere al mondo dei figli senza avere la certezza di uno stipendio tutti i mesi), senza futuro?

E una parte di me spera che non siano coscienti, perché se veramente ci stanno facendo tutto questo in maniera cosciente, allora veramente non resta altra scelta che andarsene. Ma andarsene lontano, molto lontano.

Foto da Sxc.hu

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...