Non c’è scusa che tenga. Il nostro è un Paese incivile

Quando si esce dall’Italia, anche se solo per brevi momenti, ci si rende immediatamente conto di quanto questo piccolo paese sia fondamentalmente incivile.

Qualche esempio?

1998/99. Vado ad Amsterdam con i miei genitori e mio fratello. Mi alzo la mattina e, recandomi in cucina, sento uno strano suono, come un fruscio lento e costante, che le mie orecchie non sanno riconoscere.

Giro per casa cercando la fonte di quel suono, accostandomi circospetta alla caldaia, al televisore, allo stereo, al frigorifero, al congelatore, al forno.

Poi alzo gli occhi e guardo fuori, oltre la grande finestra che dà sulla strada, e le vedo. Centinaia e centinaia di biciclette. Uomini, donne, bambini, ragazzi, anziani. Vi assicuro, la strada era invasa di bici di ogni forma e colore. Mai viste così tante. E mai viste così poche macchine. Ogni 100 biciclette passavano due automobili.

La strada stessa aveva due corsie larghe per le biciclette e il resto era diviso tra automobili e tram. Se penso cosa significa pedalare a Bologna, tra autobus doppi, motorini, macchine, taxi, auto blu, pedoni che ti sbucano da tutte le parti, mi viene da piangere.

Secondo esempio.

Lunedì sono andata a Colonia con due mie colleghe. Viaggiamo in auto, perché secondo il nostro capo si risparmia rispetto all’aereo (può anche essere vero, non saprei, non spetta a me fare i conti).

Ad ogni modo, non so se vi sia mai capitato di attraversare la Svizzera in macchina. A me è successo due volte e in entrambe le occasioni sono rimasta a bocca aperta.

In Sizzera l’erba non è semplicemente verde, è verde uniforme, tutta tagliata perfetta, senza macchie marroni di terra, senza nemmeno una sbavatura. È verde come può essere verde l’erba di un dipinto. È così verde che ti aspetti di vedere il contadino che, ogni sera, spruzza colorante insieme all’acqua e dipenge le foglie una per una, così è sicuro di averle inverdite proprio tutte.

In Svizzera, quando entri nel bagno di un autogrill, trovi ad aspettarti un profumo di pulito, un ordine, una precisione, che i 70 centesimi che devi dare all’entrata non ti sembrano più un’esagerazione.

In Svizzera, se un cartello stradale dice che devi fare gli 80, tutti (e vi assicuro tutti) vanno agli 80, e nessuno ti sfanala dietro o si attacca al claxson.

Poi, certo, un piatto di carne con patate e una bottiglietta d’acqua ti costano 21 euro (non sto scherzando) e di certo fare gli 80 in autostrada logorerebbe il sistema nervoso di chiunque, però…

Però non riesco a non pensare alle grate puzzolenti dei bagni negli autogrill italiani, alle buche e alle curve pericolose di quell’autostrada assurda che è la Bologna-Firenze, ai cafoni che ti si attaccano dietro al culo ai 130 e ti sfanalano perché loro vogliono passare, incuranti che tu stai semplicemente sorpassando il tocchino di turno.

Non riesco a non pensare ai mulini a vento olandesi, alle centrali idriche immerse nel verde della Svizzera, alla pulizia assoluta delle strade di Colonia e alle cassetine dei giornali in Alto Adige.

Perché dovete sapere che, in Alto Adige, la domenica i giornalai sono chiusi. Quindi i giornali vengono messi in una cassettina. Tutti lasciano una moneta, prendono il giornale e proseguono per la loro strada. Non c’è nemmeno un lucchetto. Giuro.

Provate a farlo a Bologna… o in qualunque altra città italiana… provate. Secondo me non ritrovi più nemmeno il palo a cui viene attaccata la cassetta con i giornali dentro.

Ora, sicuramente avrò avuto una visuale parziale della Svizzera, della Germania o dell’Olanda che sia, ma resto dell’idea che un paese che mette al primo posto l’automobile, dove per fare pipì in un bagno pubblico rischi la gonorrea, dove non puoi fare il biglietto alla fermata del treno perché hanno dovuto togliere la macchinetta automatica a causa dei troppi atti di vandalismo, beh, per me rimane un paese incivile.

Foto da Sxc.hu

 

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