Io sono il cane

Sono alla fermata dell’autobus. Assieme a me, in attesa, un certo numero di persone, alcune vestite eleganti – giacca, cravatta, scarpe nere lucide, il cappotto appeso al braccio perché, a dispetto della stagione, è decisamente caldo.

É un po’ che aspetto, mi sporgo oltre la folla, scruto fino in fondo alla strada, ma ancora niente all’orizzonte. “Che palle – penso spazientita – ora, quando l’autobus arriva sarà pieno da scoppiare”.

A un tratto, scorgo un uomo arrivare verso di noi, cammina in mezzo alla carreggiata, tenendo lo sguardo fisso verso la linea bianca che delimita il ciglio della strada.

Mi sporgo e guardo meglio, incuriosita dallo strano comportamento, e vedo un serpente che scivola mezzo sollevato da terra, seguendo quasi millimetricamente il poco spazio verde rimasto libero dall’asfalto.

Una donna accanto a me, la voce tremante, dice: “Sembra un serpente a sonagli, ma non può essere. Se ci fosse un qualche pericolo ci avrebbero avvisati, no?”

Uno degli incravattati guarda lei, guarda me, il volto sconvolto, apre la bocca, però non risponde.

Torno a guardare la strada, ma fatico a vedere oltre il mare di teste che affollano quella striscia di cemento e penso che è strano, non passano auto o autobus ormai da diverso tempo. Cosa starà succedendo?

Poi, tutto accade in un attimo. La folla, come se fosse un unico organismo vivente, si ritrae indietro, sempre più indietro, e vengo trascinata anch’io, anche se non vorrei, perché io vorrei vedere, vorrei capire cosa sta succedendo, dove si trova il serpente, se è veramente a sonagli, e che fine ha fatto l’uomo, quello in mezzo alla strada.

Quando finalmente riesco a liberarmi, vedo uno strano essere venire verso di noi. Sembra un grosso lupo, però cammina sulle due zampe posteriori e ha denti talmenti affilati e talmente lunghi che, crescendo fuori misura, si sono dovuti per forza incurvare fino a formare una grossa gabbia simile a metallo.

Le persone attorno a me vibrano, la donna di prima dice: “Non ce la faccio più, devo scappare”. L’uomo incravattato le afferra un braccio, le sussurra: “Se ora scappa, la inseguirà”.

Penso che è un consiglio saggio, quindi resto immobile, senza guardare quello strano animale, pur sentendolo vicino, troppo vicino, non accenno a muovere un solo muscolo, sperando solo che perda interesse e se ne vada.

A questo punto, due ragazzi giovani – con gli zaini e le carpette da educazione tecnica che tradiscono la loro età – gli lanciano una caramella tonda, grossa, tutta colorata, di quelle che si prendevano nei distributori con 500 lire.

L’essere l’afferra da terra, la divora tra le grosse mascelle e all’improvviso si trasforma. I peli cadono, i denti si ritraggono, le zampe diventano mani e un grande sorriso compare sul volto trasmutato.

Davanti a me ora c’è un ragazzo, perfettamente normale. Ci guarda divertito e inizia a distribuire biglietti da visita. Ne rigiro uno tra le mani. Da una parte c’è un disegno, come una specie di logo raffigurante una ruota panoramica colorata, però senza seggiolini. Dall’altra parte una sola scritta: “Io sono il cane”.

Avevo ancora il cartoncino in mano ed è suonata la sveglia. Strani sogni che faccio a volte.

Foto da Sxc.hu

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