Il treno era più social quando i social network non c’erano?

Due giorni fa, sul treno che dall’ufficio ogni sera mi riporta a casa, è salita una signora anziana accompagnata da due ragazze. Potevano essere le figlie o forse le nipoti, non è il mio forte riuscire a dare un’età alle persone.

Ad ogni modo, si siedono vicine, non troppo discoste da me. Tempo di sedersi, una delle due ragazze si infila le cuffie nelle orecchie e accede a Facebook con il telefonino.

La seconda si mette a chattare su whatsapp (il suono del messaggio in arrivo è inconfondibile anche per me che whatsapp non ce l’ho nemmeno) e ridacchia tra sé.

La madre, o forse la nonna, osserva fuori dal finestrino, poi apre la borsa, tira fuori un fazzoletto, si soffia il naso. Osserva la signora di fronte, più o meno della sua età.

Quando scendo (ho appena due fermate), le due signore stanno già parlando. Le due ragazze, una con le cuffie nelle orecchie, l’altra su whatsapp, non hanno mai alzato lo sguardo dallo schermo del telefonino.

E allora mi sono chiesta: i social network sono nati per mettere in comunicazione persone lontane tra loro, per avvicinare persone accumunate dalle stesse passioni, ma non è che, alla fine, stanno rendendo meno frequenti i rapporti umani?

Sinceramente, io mi sono rifiutata di avere internet nel cellulare. Avrò sì e no 10 minuti di viaggio più 5/10 minuti di attesa alla fermata, tanto vale utilizzarli per leggere (libri, sì lo so, in un reader ci starebbero centinaia di titoli, ma a me piace la puzza di polvere che si respira in un libro vero, non ci posso fare nulla). Oppure penso, mi canticchio canzoni imparate a memoria così tanti anni fa che ancora mi stupisco di ricordarmele.

Non è che io abbia mai stretto amicizie durature sul treno (ho sempre avuto tragitti troppo brevi), però ho sentito tante storie, ho avuto scambi fugaci di sguardi mai sfociati in nulla, ho chiaccherato con persone di cui poi nemmeno ho mai saputo il nome, ho parlato di libri con un altro appassionato come me, che mi ha riconosciuto come sua simile al primo sguardo.

Spesso scrivo, su un quadernino che ho sempre con me e che cambio solo quando non c’è più un centimetro quadrato libero.

Non dico che il mio modo di vivere il treno sia migliore, però a volte mi guardo intorno e vedo tutte queste persone che preferiscono isolarsi in un mondo virtuale piuttosto che scambiare due chiacchere con la persona di fronte a loro, che magari è un estraneo, oppure magari è un amico, magari è un fratello, ma è comunque sempre un essere reale.

PS: la foto viene da un bellissimo articolo di Wired su come rendere social un evento, e direi che si adatta molto bene a questo post!

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