La fotografia immortala il movimento o il momento?

In uno dei miei viaggi sul treno da casa al lavoro, seduta (come mio solito) contromano, mezzo addormentata perché (come mio solito) la sera crollo sul divano e la mattina mi tocca di alzarmi all’alba per sistemare, rassettare, preparare il pranzo da portarmi in ufficio, stendere la lavatrice ecc. ecc. ecc.

Dicevo, in uno dei miei viaggi da casa al lavoro, mi sono ritrovata ad osservare un ragazzo dal comportamento quantomeno curioso.

Se ne stava in piedi, nello spazio tra una carrozza e l’altra, piantato a gambe larghe per non perdere l’equilibrio. Ad un tratto ha alzato la macchina fotografica, di quelle super fighe, manuali, con il flash che svetta sulla cima, e l’ha puntata verso le porte bloccate del treno.

Ora, chi ha preso almeno una volta un treno regionale italiano, sa che attraverso le porte parzialmente vetrate di entrata e uscita, in pratica, non si vede nulla se non polvere, nero di smog e sporcizia accumulata da tanto di quel tempo che è meglio se non ci penso altrimenti al lavoro, domani, ci vado a piedi.

Lui è rimasto fermo così, in quella posizione precaria, seguendo il dondolio del treno. Non so proprio immaginare se aspettasse qualcosa di preciso o semplicemente l’ispirazione del momento, so solo che, ad un tratto, ha scattato una foto.

E tutto è finito così come è iniziato. Ha raccolto lo zaino da terra, uno di quelli alti e stretti che di solito contraddistinguono i ragazzi in viaggio, e ha messo via la macchina fotografica. L’ha messa dentro lo zaino così, senza una custodia, senza proteggerla, come se non fosse poi così preziosa come sembrava, come se fosse un oggetto qualunque.

Mi è venuta voglia di alzarmi, andare da lui e dirgli: “Scusami la curiosità, ma mi piacerebbe proprio sapere cosa stavi fotografando”, però poi mi è mancato il coraggio. O forse mi sentivo semplicemente un po’ stupida.

Quando sono scesa ho osservato dalla stessa porta. Come prevedevo non si vedeva quasi nulla. Anche avvicinandomi il più possibile, il mondo fuori era tutto grigio scuro, con piccole macchie più chiare dove riusciva a penetrare la luce.

Forse – ho pensato – stava cercando di fotografare il movimento, oppure voleva solo immortalare sé stesso nel vetro polveroso del treno, così da non dimenticare quel preciso istante della sua esistenza.

Nell’immagine: un mio autoscatto, al matrimonio di un mio carissimo amico, nel vetro antico di un grande specchio.

 

6 pensieri riguardo “La fotografia immortala il movimento o il momento?

  1. Il (grandissimo) potere della fotografia è anche quello di rendere straordinario l'ordinario.
    La fotografia non ricalca il mondo: lo reinventa… anche se questa diatriba (circa il fatto che cioè la fotografia replichi o meno la realtà) è vecchia quanto la fotografia stessa.
    Alcuni grandi fotografi sono dei veri e propri metaforisti… come Minor White (http://www.nicolafocci.com/2013/10/minor-white-il-metaforista-della-fotografia/).
    Cosa stava fotografando, quel ragazzo? Chi lo sa.
    Io, al posto suo, avrei cercato di immortalare il mio mondo interiore. Molto più di una porta…

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  2. Per me la fotografia ha un grandissimo potere evocativo. Ogni volta che svoglio le foto, risento persino gli odori collegati a quelle immagini! E le emozioni tornano così vive che per un attimo dimentico che esiste una differenza tra l'Alice di oggi e l'Alice di ieri.

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  3. Sono come delle finestre grigie fra noi e cio' che di bello vogliamo vedere. Quando le rivedo penso che una volta rimesse via riprendano possesso della loro vita in un luogo senza tempo. Sono come quando sei seduto in treno al mattino; i mille pensieri dei passeggeri viaggiano, il treno corre ma il tuo corpo e' fermo. Probabilmente e' stata la foto a cercare lui probabilmente e' qualcuno d'altro che ha scattato la foto, probabilmente qualcuno voleva immortalare il corpo fermo di un ragazzo che fotografava dal finestrino grigio di un treno. Probabilmente la foto che hai scattato al matrimonio non l'hai scattata tu ma lei. Forse e' per questo che ti sei posta la domanda di che cosa avesse scattato il ragazzo misterioso.

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  4. “Probabilmente la foto che hai scattato al matrimonio non l'hai scattata tu ma lei.” Questo concetto apre così tante altre riflessioni che sono certa mi porterò dentro questa frase per diversi giorni a venire. Grazie anonimo che, per me, anonimo non sei. 🙂

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  5. E, infine, un grazie speciale a te, Antonella, che mancavi da un po' sulle pagine di questo blog. Grazie per tutte le foto che mi avete lasciato e grazie perché, come minimo, sarai diventata un po' matta a commentare via cellulare! 🙂

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