Chi ha paura del nuovo algoritmo di Facebook?

Sinceramente non riesco proprio a capire tutta la frenesia scaturita dall’ennesimo cambiamento nell’algoritmo di Facebook. Insomma, ma che cavolo ve ne frega se un paio di sfigati inizia a calcolare la portata dei vostri post in maniera diversa da prima?

Ma veramente credete che Facebook sia questo? Veramente credete che basti un nuovo modo di calcolare la portata dei vostri post per diminuire il valore della vostra fanpage?

Se credete questo, beh, lasciatevelo dire, fino a questo momento non avete affatto lavorato bene. Fare pubblicità su Facebook (come su Google) può di certo aiutarvi, ma non è mica la pozione magica che vi risolverà tutti i problemi.

Seguite per un attimo il mio ragionamento.

1. Dietro una Fanpage c’è sempre un utente. Ci avevi mai pensato?

Una Fanpage può essere creata solo da un profilo utente. Scontato? No, importantissimo. Insomma, su Twitter puoi avere anche 100 profili diversi e possono essere tutti allegramente scollegati tra di loro.

Su Facebook non funziona così. Perché? Perché quello che conta veramente, su Facebook, è che dietro una Fanpage ci sia un utente. Un utente che, facendo una fatica bestia a raggranellare mi piace spontanei, pensi: “non ne vale la pena, faccio pubblicità, tiro sù un sacco di mi piace in poco tempo e sono a posto”.

Già… fosse così facile potrei trovarmi un altro lavoro. Il problema è che i mi piace comprati non hanno valore. Per la maggior parte sono profili finti: Fake, Spam, chiamateli come vi pare, il punto è che fanno volume, ma non creano valore.

I numeri si alzano tanto, avete migliaia di mi piace, la portata dei vostri post è tanto elevata. Solo che se andate a vedere meglio, la portata spontanea è un grannellino in confronto a quella a pagamento. Cosa significa? Significa che, appena smettete di pagare, finite nel vuoto.

Non dico che sponsorizzare i post non serva. Dico che non serve all’inzio, quando avete appena creato la vostra Fanpage e nessuno vi conosce (ancora). All’inizio bisogna faticare e arrivare a radunare un qualche centinaio di mi piace spontanei: affezionati lettori che condividono e che amano seguirvi.

Quando avrete questo, allora sì che avrà un senso fare un po’ di pubblicità e farvi vedere di più.

2. Non dimenticare cosa vuol dire essere un utente

Un utente può postare sulle fanpage degli altri, può commentare, può condividere, può cliccare mi piace ovunque: nelle fanpage, nei profili degli altri utenti, nei gruppi. Un profilo ha un solo limite: evitare di diventare uno spammer di livello avanzato e finire nella lista nera di tutti.

Per il resto, l’utente può fare quello che vuole. Una Fanpage no. La Fanpage ha dei limiti. Può interagire solo con le altre Fanpage. Un esempio? Non può taggare gli utenti, solo le altre Fanpage, non può postare nei gruppi, perché i gruppi sono solo di utenti.

Però… però non dimenticate che voi siete un utente e voi, voi potete fare tutto. Se accedete come utente e cercate la vostra fanpage nella barra di ricerca, cliccandoci sopra sarete l’utente tal dei tali che posta sulla fanpage.

Da questo momento, potete comportarvi come se foste un utente qualsiasi che capita sulla pagina. Potete cliccare mi piace sui post, potete condividerli con i vostri amici (direttamente sulla bacheca, se avete confidenza, oppure come messaggi privati), potete condividerli nei gruppi ai quali appartenete.

Potete condividerli su Linkedin, su Twitter, su Pinterest, su Istagram, taggando i vostri amici, follower o in qualsiasi altro modo vengano defeniti.

E la cosa interessante è che, per Facebook, voi siete un utente che interagisce con la pagina. Quindi entrate anche voi nelle statistiche, anche voi fate circolare la pagina, le date valore. Ovvero, ne aumentate la visibilità.

3. Potete fare tutto, basta che siate utili

Con un’avvertenza. NON condividete a casaccio. Se, ad esempio, lavorate per una ditta che fa software, postate notizie di settore utili, interessanti, che magari propongano soluzioni ai problemi che sapete esserci nel vostro settore.

Poi condividetele con le persone con cui lavorate, i vostri colleghi, i fornitori, i clienti, i partner, le persone di settore che avete conosciuto e che magari sapete che stanno cercando proprio quella soluzione.

Non abbiate paura di stringere amicizia con le persone con cui entrate in contatto per lavoro perché sono la vostra maggiore risorsa. Parlate con loro, dedicate loro del tempo, scoprite quali sono le loro necessità, i loro problemi e cercate soluzioni pratiche, reali.

Passate tanto tempo a documentarvi, a cercare in rete, a stringere collaborazioni con realtà simili alla vostra, a entrare in contatto e a scoprire il vostro settore e chi ne fa parte. Non è tempo sprecato, sono pubbliche relazioni. E vi servono nella vita off-line come in quella on-line.

E se proprio non volete che persone con le quali collaborate (e che in fondo sono poi degli estranei) vedano le foto dei vostri figli durante il compleanno e la partita di pallone, create due profili diversi, uno che utilizzate per lavoro e uno per motivi privati.

Cosa volete mai che sia… identità social in più o in meno… è poi solo un passo in più verso la schizofrenia conclamata.

E voi? Cosa ne pensate? Avete paura del nuovo algoritmo di Facebook? 😉

PS: un grazie particolare al post “A scuola di personal branding dai tre porcellini” di Cinzia di Martino, senza il quale sarei ancora qui a cercare un titolo per questo mio post!

Foto da Pinterest

Salva

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...