La poesia al tempo di Facebook

Un paio di anni fa ho partecipato a un concorso di poesia e mi sono resa conto di quando sia cambiato il mondo da quando esiste Facebook…

La premessa è che erano anni che non partecipavo più, forse solo perché, non vincendo mai nulla, mi ero stancata anche solo di provarci.

Non so di preciso perché, a un tratto, mi convinsi a partecipare e nemmeno saprei spiegare il motivo per cui scelsi proprio quel concorso invece di un altro.

La verità è che ne fui attratta. Uscivo fuori dal periodo più nero di tutta la mia vita, ero letteralmente la metà di me stessa e stavo iniziando a costruire l’altra parte, con una fatica che forse un giorno riuscirò a raccontarvi.

Avevo anche vissuto uno dei momenti più prolifici della mia vita perché, si sa, quando si sta male si finisce per scrivere molto e di continuo, spesso con risultati al di sopra delle proprie aspettative.

Insomma, avevo scritto delle poesie nuove e mi andava di metterle alla prova. Scelsi il concorso che mi parve diverso da tutti gli altri e, in effetti, era a suo modo “innovativo”.

In pratica, c’erano due diverse giurie chiamate a votare le poesie in gara. Una era quella tecnica, la “classica” giuria formata da professori dell’Università e professionisti che venivano definiti “poeti” (e sinceramente non sapevo nemmeno che negli anni 2000 ci fossero ancora persone che, di lavoro, facevano il poeta).

L’altra giuria, invece, era quella “popolare”. Tutte le poesie venivano caricate sulla fanpage dell’associazione che indiva il concorso e tutti gli utenti erano invitati a dare il proprio “mi piace” alle proprie poesie preferite.

Fin qui, in fondo, nulla di particolarmente innovativo. Il dato interessante era che i premiati dalla giuria ricevevano una targa, mentre il “poeta” che riceveva il maggior numero di “mi piace” veniva premiato con un contratto con una casa editrice, che gli pubblicava un libro contenente le proprie poesie.

Sinceramente non ricordo quale poesia ottene più mi piace e non ricordo nemmeno il nome della ragazza che l’aveva scritta.

Ricordo però la determinazione con cui quella poesia era stata condivisa e ricondivisa e ricondivisa ancora, rincorrendo nuovi like con la tenacia e la testardaggine di chi, evidentemente, teneva in maniera particolare al premio finale.

Oggi, forse anche più che allora, mi ritrovo a pensare a quel concorso con un dubbio che mi lascia perplessa. Da un lato capisco una casa editrice che preferisce il poeta che ha ottenuto più consenso, perché è ovvio che, se ha tutti quei sostenitori, ci saranno maggiori possibilità di vendere tante copie del libro.

Allo stesso tempo, non posso evitare di pensare che oggi compriamo la musica che ha più stelline su iTunes, andiamo in vacanza negli alberghi con le migliori recensioni su TripAdvisor, andiamo nei ristoranti che hanno i commenti migliori su Facebook, compriamo i libri che vediamo negli scaffali “i più letti del mese”.

Oggi, se cercate un prodotto o un’azienda su Google, nelle prime pagine di ricerca troverete (dopo i post a pagamento) i siti più cercati, più commentati e più condivisi del web.

In pratica, anche se spesso non ce ne accorgiamo, le nostre scelte sono per la maggior parte determinate da perfetti estranei, con cui non abbiamo mai condiviso e mai condivideremo nulla nella vita “reale”. E la cosa buffa è che spesso le “recensioni” che troviamo nel web finiscono per avere più valore del parere dei nostri amici “reali”.

Non lo so, forse esagero (e non sarebbe la prima volta!), ma sono l’unica a cui scatta un campanello d’allarme nella testa? Sono l’unica a trovare assurdo che il parere della “massa” oggi finisca per avere più valore di quello espresso da una giuria tecnica di esperti?

La foto di questo post viene da Pinterest. Per chi non conoscesse l’inglese, parafraso: “C’è una voce dentro di te, che parla ogni giorno. Può dire cose giuste o cose sbagliate, ma nessuno – ne un maestro, ne un prete, ne un genitore, ne un amico e nemmeno una persona saggia – può decidere cosa sia meglio per te. Tu, ascolta sempre la voce che parla dentro di te”.

2 pensieri riguardo “La poesia al tempo di Facebook

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