La fretta di sentirsi di nuovo a casa

Tre mesi fa, quando ho traslocato a casa del mio ragazzo, pensavo mi sarebbe mancato il mio quartiere, quello dove ho vissuto per praticamente trent’anni di vita.

La sera prima di traslocare ripensavo alle colline che circondano le scuole che ho frequentato dall’asilo nido alle scuole medie, ripensavo al campetto del prete dove i nostri amici giocavano a basket senza maglietta e noi ragazze sedute a bordo campo a parlare di tutto e di niente, semplicemente a far passare il pomeriggio.

Ripensavo alle panchine del parco e alle tribune del campo da calcio dove ho passato intere estati, a imparare a memoria le canzoni degli 883 e di Ligabue, con in sottofondo le partite della squadra di quartiere che, più che altro, assomigliavano a battaglie nel fango.

Ad ogni modo, dopo un’intera infanzia, un’intera adolescenza e una prima età adulta immersa nella stessa realtà, a conoscere a memoria il profilo delle colline, e le fermate del 94 e del 671, pensavo che ne avrei sentito la mancanza, che avrei provato nostalgia.

Mi aspettavo che qualcosa mi mancasse, mi aspettavo di sentire la mancanza delle passeggiate la domenica mattina sù all’Eremo di Tizzano, in inverno, quando il freddo gela le gote e ferma il respiro, oppure in estate, quando il caldo fa pulsare forte il sangue nelle tempie e appesantisce le gambe.

E invece, invece mi sono abituata al nuovo quartiere con una semplicità che mi ha sorpreso. Certo, non è che io sia andata a vivere in Australia, sono semplicemente dall’altra parte della città, però si tratta comunque di un altro quartiere, in un certo modo ho iniziato una nuova “vita”.

Ogni mattina esco di casa e percorro quei 10 minuti che mi separano dalla stazione del treno. Passo davanti alla fioreria “Per amore”, con i suoi fiori colorati esposti con metodo.

Incontro il proprietario della vineria che tira sù la serranda e mi guarda appena, come se io non esistessi. Attraversata la strada, incrocio lo stesso signore anziano allampanato, mi saluta con un sorriso, il giornale sotto braccio, la borsina della spesa, la postura tipica di chi è sempre stato più alto di tutti e si è sempre dovuto chinare verso gli altri.

E infine, un buongiorno al pachistano, nuovo gestore del negozio di alimentari e PetShop (accoppiata decisamente strana), che tutte le mattine spazza la soglia del suo negozio e mi regala un sorriso pieno di fiducia verso il futuro.

Un piccolo mondo che forse mi mancherà, quando ci trasferiremo definitivamente nel centro della città, nella casa che Andrea e io stiamo preparando da quasi un anno.

O forse no? Forse, e dico forse, ho solo fretta di sentirmi di nuovo a casa.

E voi?

Vivete nello stesso luogo dove siete cresciuti? La sentite, a volte, la mancanza della vostra “prima casa”?

PS: la foto l’ho rubata dal profilo Facebook di mio fratello… è la vista dal tetto della casa dei miei genitori.

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3 pensieri riguardo “La fretta di sentirsi di nuovo a casa

  1. Oh, ho traslocato tante volte – e mi sono sempre sentita 'a casa' solo a casa di nonna, la nonna materna; un piccolo paese della periferia del mondo che, ora che lei è scomparsa, ha perso per me ogni attrattiva. Forse è davvero il cuore, casa, chissà. Ma il panorama che hai lasciato – credimi – scalda il cuore… 🙂
    Si cresce, no? 🙂
    [grazie alla tua mamma, che mi ha fatto trovare il tuo blog…^__^]

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  2. Vivo a neanche 15 km dalla casa in cui sono cresciuta, ma non è quella la casa che mi manca. Ogni volta che ci torno la riconosco un po'meno… e se restassi al buio non saprei più dove cercare l'interruttore (cosa che in una casa familiare non accade). La casa che più mi manca, invece, e che se ne sta tra i pensieri e la memoria è la casa dei miei nonni. Una casa dove ho respirato tanto amore e che ormai esiste solo dentro me. ( e puoi giurarci che lì ritroverei ogni cosa anche ad occhi chiusi)
    Non c'è niente da fare, la casa sta dove sta il cuore…

    Diana

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  3. Penso spesso alla casa dove sono nata, gli odori, i colori, i sapori, anche se l'ho abbandonata presto…che ricordi! i raggi di sole che diffondono il verde del tendone nella cucina, i crackers con la nutella, la radio che accompagna tre bambine che ridono e si divertono. La palla che ci si litigava nel cortile con gli altri ragazzi del vicinato. La casa della mia infanzia esiste ancora, ma se ci vado dentro in realtà non la riconosco. Il quartiere è cambiato molto e anche la mia casa sembra così invecchiata e triste, forse più piccola…non mi spiego come sia stato possibile giocare a calcio in quel corridoio…Quella è la mia casa, la casa dove sono nata, nel mio quartiere, e penso che mi mancherà per sempre.

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