Quando il lavoro diventa divertente

Premetto che le foto di questo post non sono opera mia, ma di due mie colleghe: una ha il padre fotografo, l’altra una particolare passione per la storia dell’arte, tutt’e due un’insolita propensione all’ironia e al gioco che, spesso e volentieri, invidio loro.

Queste foto sono il risultato di un venerdì pomeriggio di pausa, uno di quei rari momenti in cui il lavoro (miracolosamente) si ferma e si può dare libero sfogo alla creatività, spesso repressa nel grigiore delle giornate tutte uguali.

È bastato un paio di occhiali con le lenti grosse, tipo fondi di bottiglia, per scatenare una sequenza di rimandi a personaggi famosi e opere d’arte, ovviamente ridendo fino alle lacrime.

Giuro, erano anni che non ridevo così di pancia. Come quando da ragazzine inizi a ridere e non riesci a smettere e allora ti vengono le lacrime agli occhi e ti ritrovi piegata in due a tenerti la pancia.

Ricordo che da bambina giocavo spesso con due miei vicini di casa. Erano entrambi più grandi di me e spesso mi prendevano un po’ in mezzo, quasi fossi la loro bambola.

Un giorno eravamo in cortile e a un certo punto, non ricordo cosa successe, iniziai a ridere, ma a ridere, ma a ridere, tanto da non riuscire a smettere. Mi aveva preso una ridarola terribile, come diciamo a Bologna.

Fatto sta che, a forza di ridere, vi giuro, mi sono fatta la pipì addosso! Ovviamente sono scappata in casa rossa come un pomodoro, tenendomi il viso tra le mani per la vergogna, però non lo so, lo ricordo ancora come un momento di incredibile… divertimento.

Questa volta, per fortuna, non ho avuto… imprevisti, però. Però ho capito una cosa.

Ho capito che, in questo cavolo di particolare momento storico in cui respiriamo crisi e mangiamo crisi e parliamo solo e sempre di crisi, ognuno di noi ha bisogno di divertirsi, di ridere, di scherzare, di prendersi meno sul serio.

Ora, provate a immaginare l’effetto che hanno avuto queste foto sui social network. Non avete idea di quanto siano state cliccate, condivise e commentate. E questo perché hanno fatto leva su due fattori importanti:

  • il divertimento
  • l’autoironia.

Le aziende dovrebbero imparare da queste foto, perché se vogliamo (parlo anche per me) stare sui social network, non solo dobbiamo umanizzarsi, ma dobbiamo anche imparare a prenderci un po’ meno sul serio, scrollandoci di dosso un po’ di quella patina di grigio, da imbalsamati, che a volte tendiamo ad avere.

Forse un buon primo passo è provare a ritrovare il lato divertente del nostro lavoro e… condividerlo con gli altri!

E voi?

Quando è stata l’ultima volta che vi siete divertiti lavorando?

Tra parentesi: queste foto sono state fatte con uno SmartPhone e un’applicazione (nello specifico “Pic Collage”). Come direbbe mia nonna: “Ah! La tecnologia moderna!”

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