Il cuore è sempre in montagna

Da quando sono nata, fino a che non ho compiuto 16 anni, ogni anno per Pasqua, io e la mia famiglia andavamo una settimana in Trentino-Alto Adige.

Anche se ogni volta sceglievamo una località diversa, i miei genitori avevano la capacità di trovare sempre l’appartamento più sperduti in assoluto, come canta Samuele Bersani “a 3 chilometri di curve dalla vita”, in compagnia delle mucche, della puzza di campi concimati e della campana della chiesa che suonava ogni stramaledetta mezzora, anche nel cuore della notte.

Per organizzare il viaggio, mio padre passava giorni a sfogliare la guida degli agriturismi in Italia, tutta scritta e sottolineata dopo anni di intenso utilizzo. Faceva una prima selezione e poi telefonava.

Chiamava per giorni interi prima di trovare il posto più adatto, quello con il prezzo migliore, perché i soldi erano pochini, quello dove accettavano animali, perché con noi viaggiava Romeo, il nostro gatto.

Oggi ricordo con una nostalgia incredibile quei viaggi in alta montagna, il cielo terso senza una nuvola, il dolon dolon delle mucche che pascolavano nel campo e la nostra padrona di casa che ci serviva, a colazione, il latte fresco appena munto.

Poi, arrivava sempre la neve, improvvisa, dopo una notte sileziosa e strana in cui anche il suono delle campane arrivava attutito, e la mattina era tutto di un bianco perfetto e in certi punti si sprofondava fino alle ginocchia. E allora non restava che ridere, ridere fino ad avere il mal di pancia.

Io ero a casa, mi ci sono sempre sentita in montagna, anche quando avevo 13/14 anni e mi sarei sparata più che andare in quei posti sperduti nel nulla insieme ai miei genitori.

Ricordo che vivevo la partenza come una profonda ingiustizia, perché mi portavano via dagli amici, e dal mio primo amore, proprio nella settimana in cui non c’era scuola e avrei potuto stare fuori fino a “tardi” (leggasi: 22e30).

Facevo un sacco di storie, non volevo alzarmi la mattina, puntavo i piedi, salivo in macchina con un muso lungo che non finiva più, sbuffando e brontolando “che non era giusto, che ero grande, che potevo anche stare a casa da sola”.

Tenevo il muso finché, già in autostrada,  a diversi chilometri da casa, vedevo i primi campanili con il tetto a punta, stagliati contro il profilo delle montagne e tutto, come per magia, passava; ogni volta ne ero ammaliata, conquistata, ne ero stregata, e i motivi per cui mi ero arrabbiata e impuntata tanto non me li ricordavo nemmeno più.

C’ero solo io e la montagna. E il resto non contava più.

E voi? Ci sono dei luoghi in grado di cancellare ogni rabbia, ogni cattivo pensiero?

Nell’immagine: ci sono io, da ragazza, in montagna. È una delle innumerevoli foto che mi ha fatto mio padre.

5 pensieri riguardo “Il cuore è sempre in montagna

  1. la montagna ha il potere di rilassare anche me,ma io ci sono nata !!! non è che centra la genetica e noi non lo sappiamo ! Ti voglio bene e adoro leggere i tuoi scritti .Mamma<3

    "Mi piace"

  2. Direi i luoghi che verranno dopo quelli dove sono. Il suono dell'attesa. La vista dall'autostrada di quel faro chiamato S.Luca. La luce di alcune persone.

    "Mi piace"

  3. Per me la montagna è: pace, riposo, meditazione, gioia interiore, ispirazione, libertà. Condivido il senso di attrazione che le montagne ti danno. Le sento protettive, amiche. Tra di loro sono al sicuro, sempre, anche nelle condizioni difficili in cui a volte mi sono trovato, magari lontano chilometri dall'essere umano più vicino a me in quel momento.
    Papà

    "Mi piace"

  4. Caro Anonimo, il tuo nominare San Luca mi ha fatto tornare in mente una poesia che ho scritto tempo fa. Non c'era San Luca, ma c'era lo stesso senso del tornare a casa, il piacere nel rivedere luoghi conosciuti. C'ho messo un po' a ritrovarla (dovrei mettere ordine nel mio caos di file, carte, appunti, quaderni), però eccola qui:
    “Strade lavate da una pioggia battente, campi di fango distesi sotto un cielo da paura.
    Un tuono squarcia l’orizzonte, il vento scuote forte gli arbusti, le lunghe radici diramate nel cemento. Della velocità non rimane che fumo e il timore di non arrivare più. Poi, sempre più vicini, i ponti conosciuti, la salvezza in una torre, il pensiero di te.”

    "Mi piace"

  5. Mamma e papà, la montagna ha in sé qualcosa di magico e misterioso che sicuramente mi avete trasmesso. Amo anche la fatica che la montagna impone. Per arrivare in cima, l'unico modo è faticare, è imparare a respirare, a tenere un ritmo che sia adeguato alle proprie capacità. Si impara molto sulla vita a camminare in montagna. 🙂

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...