Il posto di una persona fortunata

Qualche settimana fa ero in centro città, dopo il lavoro, seduta fuori da un locale in compagnia di un bicchiere di vino, qualche stuzzichino misto giusto per evitare di bere a stomaco vuoto e due miei carissimi amici.

Lui è un mio ex collega, biondo, occhio chiaro, tanta voglia di raccontarsi e di raccontare, anche se si ostina a definirsi “un po’ orso”; una di quelle persone che nella vita ha fatto centinaia di lavori, ha visto mezzo mondo, eppure ancora risce ad incantarsi di fronte a una nuova serie TV, e a prendermi in giro perché io le chiamo “telefilm”.

Lei è stata una mia collega, poi ex collega, ora di nuovo collega, una di quelle persone che nella vita perdi di vista, per un periodo, e quando le rincontri ti sembra che il tempo non sia passato e ti domandi come cavolo hai fatto a starle lontana. Una di quelle persone che senti affini per così tante ragioni che tutte non le sai nemmeno tu.

Ad ogni modo, c’è stato un momento in cui sono rimasta sola; lui è entrato a prendere altri due cocktail, lei è andata a fare rifornimento di specialità da bar e io sono rimasta lì seduta, a badare alle borse perché, si sa, te le rubano da sotto il braccio figuriamoci se le lasci incustodite su una sedia.

Mentre ero sola, sono passati tre venditori ambulanti: il primo voleva vendere una rosa alla coppia alla mia sinistra; il secondo era stracarico di mercanzia rumorosa, luminosa e rimbalzante, che si intrometteva nei discorsi del gruppetto alla mia destra.

Il terzo si è avvicinato alla coppietta, aveva un piccolo ventilatore portatile tra le mani che, all’improvviso, ha smesso di funzionare. Ho visto il panico passargli nello sguardo. Si è allontanato subito, mettendosi in un angolo, cercando di capire cosa ci fosse che non andava.

Nel capovolgere il suo ventilatore, tutta la mercanzia che aveva tra le mani gli è caduta per terra e l’ho visto chinarsi, raccogliere tutto e andarsene, a capo chino.

Mi sono sentita costernata. L’avrei rincorso e gli avrei comprato tutto. E invece sono rimasta ferma, al mio posto e non era più solo una sedia accanto a un tavolino in un bar del centro. Era il posto di una persona con un lavoro fisso, uno stipendio fisso, una casa, un fidanzato, una famiglia, degli amici.

Era il posto di una persona fortunata.

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