Storie di ordinario femminicidio

Di recente, anch’io mi sono ritrovata vittima del pregiudizio che, se sei una donna e lavori in uno studio di architettura, allora sei una segretaria. E mi sono sentita una merda…

Al lavoro mi hanno infatti chiesto i contatti di un architetto che collabora con noi da molti anni, un ottimo professionista che personalmente stimo moltissimo.

Ora, dovete sapere che, normalmente, non parliamo direttamente con l’architetto, ma con una sua collaboratrice, una ragazza piuttosto giovane, carinissima, che fa da tramite tra lui e il “mondo esterno”.

Quindi, quando ho passato i contatti dello studio ho detto: “Non parlerete direttamente con l’architetto, ma con Cristina. Lavora con lui, credo sia la sua segretaria”.

Appena messo giù il telefono, la mia collega Sara mi dice: “Guarda che Cristina non è mica la segretaria, è un architetto dello studio che si occupa anche di pubbliche relazioni”.

Sinceramente mi sono sentita una merda. Anch’io, come tutti, mi sono ritrovata vittima del pregiudizio che, se sei una donna e lavori in uno studio di architettura, allora sei una segretaria.

Mi è tornato in mente questo aneddoto perché sono inciampata in un libro molto interessante. Si chiama Everyday Sexism, di Laura Bates, e raccoglie un numero impressionante di pregiudizi sessuali verso le donne, anche e soprattutto nel mondo del lavoro.

Un esempio tra i tanti?
“Ho detto a un ragazzo dov’è che lavoro, e lui mi ha risposto: “Ma senti… Sei una centralinista?”, “No, veramente sarei una scienziata. Mi occupo di Dna”. *Silenzio imbarazzato*”

Ora, non voglio scadere del femminismo o, peggio, nel vittimismo, però mi domando: perché continuiamo ad accettare questo trattamento?

Voglio dire, ci occupiamo della casa, dei figli, della spesa, di dar da bere alle piante, ci occupiamo di tenere i contatti con gli amici, con i parenti, con i vicini di casa, lavoriamo 8 ore al giorno 5 giorni su 7, uscendo (se ci va bene) alle 8 del mattino e tornando a casa alle 7 di sera.

Non mi sto lamentando, mi sto chiedendo perché finisce sempre che veniamo considerate le “segretarie” di qualcuno, o meglio di un uomo.

Perché fa notizia se in politica vengono scelte delle donne per formare un Governo? Dovrebbe essere normale, non dovrebbe suonare come una strana novità che riempie la prima pagina.

Anche nello sport è uguale. Perché il campionato femminile di calcio o di pallavolo non fa lo stesso audience di quello maschile? Non sono meno brave, tutt’altro.

Tempo fa, un mio carissimo amico mi fece vedere (su una TV locale) una partita della nostra nazionale femminile di pallavolo. Avreste dovuto vederle, erano una forza della natura. Eppure, il business dello sport è tutto e solo maschile.

Perché accettiamo tutto questo? Mi rivolgo a voi, donne, perché accettiamo di essere di serie B?

PS: breve exscursus sulla mia ricerca di una foto per questo post. Premetto che, nel sito dove di solito scarico gratuitamente le immagini non ho trovato nulla, ho provato a cercare “secretary” nelle immagini di Google.

Ovviamente vengono fuori solo donne, come se un uomo non potesse fare il segretario. Poi mi viene in mente che il segretario è il segretario di un partito, mica di qualcun altro! Altro dato di notevole interesse.

Ma non finisce qui. I primi risultati di ricerca per “secretary” sono immagini di segretarie mezze nude, mezze sdraiate sulla scrivania, ammiccanti e provocanti.

E lasciamo perdere se uno cerca “infermiera”. Insomma, bella immagine che abbiamo delle donne che lavorano, vero?

Comunque, alla fine la foto l’ho trovata su Pinterest, unico luogo dove la donna ancora preserva un po’ di dignità.

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