Cari giovani, in Italia non c’è lavoro per voi

“400mila giovani scomparsi dalle liste dei contribuenti, non solo nuovi disoccupati, ma anche ragazzi che sono andati a ingrossare le fila del lavoro sommerso”.

“Meno presenti nel mercato del lavoro, meno protagonisti nella società, i giovani sono ormai una rarità anche negli archivi dell’agenzia delle Entrate”.

“I ragazzi che lavorano – e che, quindi, sono tracciati dal Fisco – sono in calo del 18% dall’inizio della crisi”.

“Alcuni si mantengono al di sotto della soglia di esenzione fiscale (pari a 2.840 euro), assicurando così alla famiglia le detrazioni per figli a carico”.

Ma a voi certe notizie non vi mettono addosso una tristezza che nemmeno siete in grado di esprimerla con le parole? Non vi fanno venire una rabbia, una frustrazione, un senso di impotenza tale da farvi venire un groppo alla gola?

Questi numeri sono i nostri giovani, porca miseria! Questi giovani senza lavoro, senza prospettive di crescita e senza futuro sono i nostri fratelli, i nostri figli, i nostri amici!

Perché non stiamo facendo niente? Perché stiamo qui con le mani in mano, nel nostro orto di sentimenti sicuri, di casa-lavoro-chiesa-televisione-computer?

Continuamo ad affidarci alla politica, a una qualche entità sovrana, a sperare che il prossimo leader al Governo faccia le riforme giuste, tagli i costi della politica stessa e delle istituzioni, che crei (magia?) nuovi posti di lavoro e rimetta in piedi questo nostro piccolo paese.

Ma siamo sicuri che questa sia la strada giusta? Non è che per caso è solo quella più comoda?

PS: i dati riportati a inizio articolo provengono dall’articolo Spariscono i giovani dai “registri” dell’Agenzia delle Entrate pubblicato dalla redazione de laleggepertutti.it

2 pensieri riguardo “Cari giovani, in Italia non c’è lavoro per voi

  1. Hai davvero toccato il punto chiave della politica italiana secondo me, te e pochi altri. Se ne parla troppo poco. Ci si occupa degli immigrati clandestini e non dei cervelli in fuga. Il nostro Paese si impoverisce e i ragazzi stanno sempre più pensando che sia normale, terminati gli studi, cercare di realizzarsi all'estero. È in gioco il nostro futuro. Brava a sottolinearne l'importanza. Speriamo di diventare sempre più e di influenzare le scelte politiche in materia.
    Papà

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  2. Il problema principale è che continuiamo a guardare i numeri senza renderci conto che quei numeri sono persone: ragazzi, certo, ma anche ultracinquantenni che si ritrovano fuori dal mondo del lavoro e che un domani non avranno nemmeno la pensione.
    Dovremmo smettere di contare i disoccuppati e cominciare a pensare a soluzioni serie e concrete per risolvere il problema. Magari non è facile, ma se stiamo qui con le mani in mano cresceremo nuove generazioni di senzatetto.

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