L’ho imparato dai bar sotto l’ufficio: nel web la qualità non basta

Circa due anni fa ho deciso di non mettere mai più piede in uno dei bar collocati proprio a ridosso dell’ufficio dove lavoro.

Per un certo periodo di tempo è stato uno dei miei bar preferiti. Avevano, e forse ce l’hanno ancora, un piccolo spazio cucina, per cui si poteva scegliere un primo o un secondo o una bella insalatona fresca.

Avevano anche degli ottimi panini, preparati con il pane nero, con sopra tutti i semini. Insomma, ottimi prodotti, ottima qualità.

Il proprietario del bar era la persona più odiosa, a Bologna lo avremmo definito “sgodevole”, che mi sia mai capitato di incontrare. Di quelli che ti fanno pensare: “Ma perché vengo ancora in questo bar?”

Un giorno in particolare, due anni fa, ha superato il limite.

Entro, mi avvicino al banco, scelgo uno dei piatti. La signora mi regala uno dei suoi bellissimi sorrisi, scalda nel microonde, mette tutto in un sacchetto e mi augura una buona giornata.

Mi avvicino alla cassa per pagare. Il proprietario sta spostando i bicchieri dalla lavastoviglie a una mensola giusto dietro la cassa e nemmeno alza lo sguardo. Mi schiarisco la gola. Lui niente. Dico “Vorrei pagare”. E lui, glaciale: “Arrivo”.

Nel frattempo entra una ragazza, lui alza gli occhi, la guarda, le fa un gran sorriso e dice: “Ciao! Prendi il solito? Rossana, un’insalata per la nostra ragazza preferita”.

Poi torna a mettere via i bicchieri. E io sono sempre lì, in piedi, e inizio a pensare di essere diventata invisibile. Mi schiarisco la voce di nuovo, conto fino a 10 e dico “Io dovrei sempre pagare”.

Allora lui si volta, scocciato: “Rossana, lei cos’ha preso?”. E lei sarei io. Voglio dire, sono qui, no? Di fronte a lui. Che problema ha?

Alla fine, finalmente, riesco a pagare. Esco e penso: “Io in ‘sto bar non ci metto più piede”.

Da quel momento in avanti, ho frequentato quasi solo il bar proprio sotto l’ufficio. Lo gestisce una famiglia di cinesi. Non hanno la stessa qualità, ma la ragazza che lo gestisce mi chiama per nome, anzi, mi chiama Ali.

Quando il pomeriggio mi prendo una pausa e vado giù, mi guarda e dice: “salata con la nutella o tramezzino?” e se una delle mie colleghe manca per qualche giorno s’informa sulla sua salute.

Ed è sempre stata così. La prima volta che mi ha chiamata Alice mi sono chiesta: “Ma come cavolo sa il mio nome??”. La seconda volta ero già Ali.

E non sono nemmeno una che passa tanto tempo al bar. Faccio sempre colazione appena alzata, a casa mia, non bevo caffè e sono rare le volte in cui non ho con me qualcosa per il pranzo e per la merenda (noi, in ufficio, la mensa non ce l’abbiamo).

Che cosa si può imparare da questa esperienza? 

1) Puoi anche avere la qualità, ma l’utente viene prima di tutto
Diamo per scontato che voi già produciate contenuti interessanti, unici e di qualità per il vostro settore.

Provate a immaginare un utente che si avvicina al vostro Blog/sito web. Legge uno dei vostri post/articoli, lo trova interessante e lascia il suo commento.

Commentare non è facile. Bisogna averne tempo, voglia; in alcuni siti poi te lo rendono veramente complesso, con moduli di registrazione e username e password.

Senza contare che ogni volta che l’utente esprime il suo parere, svela una piccola parte di sé e non a tutti riesce così facile; c’è ci ha paura di fare brutta figura, chi di essere frainteso o, peggio, deriso.

Dopo ogni commento, l’utente è lì, di fronte a voi, e si aspetta un riconoscimento, un cenno, un sorriso da parte vostra.

Come pensate ci rimanga se non viene minimamente considerato? O peggio, se vede che rispondete a tutti tranne a che a lui?

2) Siate grati ai vostri utenti, non è così scontato che li avrete sempre

Quando decidete di intraprendere la strada del Blog, dovete mettere in conto che vi esponete ai commenti degli altri e quindi, anche, che avrete bisogno di tempo per rispondere.

Lo stesso discorso vale anche sui Social Network. Ne vedo tante, con il lavoro che svolgo, di FanPage aperte e abbandonate, di profili senza nemmeno una foto, di pagine su Google+ aperte solo perché “essere su Google+ indicizza il tuo sito web”!

3) Se non sei in grado di seguirli, non aprirli
Prima di aprire un Blog, o delle pagine Social, bisogna dunque sempre chiedersi: “Avrò il tempo per seguirli in modo costante e produttivo?”

Se la risposta è no, meglio non aprirli neanche. Non c’è niente di peggio, per qualsiasi azienda o esercizio commerciale, che avere un profilo vuoto, non curato, dove i commenti degli utenti sono lasciati senza una risposta.

E questo perché il web è pieno di Blog, proprio come una strada è piena di bar, e se non avete il tempo o la voglia di coccolare i vostri utenti, faranno molto presto a uscire dalla porta e non tornare mai più.

E ora, spazio alla vostra opinione!

E voi? Come la pensate? Voi ci sareste tornati in quel bar? Vi è mai capitato di abbandonare un Blog perché non eravate considerati? Scrivetelo nei commenti, sarò contenta di rispondervi!

La foto, rimaneggiata da me, viene da Pinterest

6 pensieri riguardo “L’ho imparato dai bar sotto l’ufficio: nel web la qualità non basta

  1. Nemmeno io tornerei in quel bar!
    E c'è un altro aspetto, alquanto nefasto, che chi “mastica” in ISO 9001 come me sa bene: non solo non ci tornerei, ma nemmeno gli andrei a dire perché.
    Perdono cioè il cliente, in modo silenzioso, senza sapere perché, senza capire dove hanno sbagliato.
    Questa mancanza di “informazione di ritorno” è letale, e credo amplificata nel mondo del web, dove il tempo è sempre poco e le reazioni sempre rapide.
    E fornisce ulteriori conferme ai tre punti “preventivi” che indichi tu!

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  2. Sai, mi piace molto il tuo stile narrativo, in effetti l'esempio del bar calza a pennello.
    Se non tratti gli utenti del tuo blog con lo stesso affetto che dovrebbe riservare il proprietario amorevole alla sua clientela selezionata, non sei destinato ad avere molto successo ^_^

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  3. Grazie Ilario! Detto da te vale tanto, sai? Io sono una grande appassionata di The Wonder Web. Mi piace tantissimo il vostro stile! Più di tutto vi invidio le immagini, sono veramente uniche… dovrei pinnarvi di più! 😉

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  4. mi è successo qualcosa di simile a quello che hai raccontato, ma nel mio caso si trattava di un negozio di accessori (bracciali, collane, anelli) che mi piaceva molto. le commesse supersgarbate e la proprietaria isterica. non c'ho più messo piede e come me, penso tante altre. da un po' di anni ogni volta che passo da lì vicino il negozio è sempre vuoto.

    si sta bene a “casa” tua. passerò a leggerti ancora 🙂

    buona domenica

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  5. Ti capisco, cara Francesca, l'esempio del bar è solo uno tra i tanti tra quelli che mi sono capitati… a volte i negozianti si impegnano con tutte le loro forze per far scappare via i clienti! 😉 Comunque, torna pure a trovarmi quando vuoi, le porte di “casa” mia sono sempre aperte. Buona settimana.

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