Se non ti metti a studiare, vai a… lavorare?

Una volta, quando un figlio tornava a casa con una brutta pagella, di quelle piene di voti sotto il 4 e il commento del maestro, scritto a margine: “Ha delle potenzialità, ma non si impegna appastanza”, il genitore aveva molteplici modi per provare a costringere il figlio a studiare di più.

C’era chi si toglieva la cinghia, c’era chi minacciava di mandarti nei militari, c’era chi ti pagava lezioni private. Oggi c’è anche chi se la prende con il maestro, ma questa è un’altra storia.

Il ricatto a mio avviso più bello era: “O ti metti a studiare o vai a lavorare“, ma questo valeva quando ancora c’era un mondo del lavoro dove mandare chi non aveva voglia di studiare. Oggi, l’alternativa allo studio è la non-occupazione.

Di lavoro, quello che una volta c’era e ora non c’è più, ne ho parlato nello storify pubblicato qui di seguito.

Leggilo e commenta, mi interessa sapere il tuo parere:  “C’era una volta il lavoro”

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