Le bambole hanno già perso la guerra contro i talbet?

Quando ero bambina, i miei genitori lavoravano entrambi. Non che uscissero all’alba o tornassero a notte fonda, semplicemente non potevano venire a prendermi all’uscita da scuola, così passavo qualche ora a casa dei miei nonni, i genitori di mia madre.

In linea generale, non avevo molti compiti da svolgere il pomeriggio. Alle elementari uscivo alle 16, quindi avevo veramente poco da fare per il giorno dopo. Forse qualcosa da studiare, o da leggere. Niente di trascendentale.

E, infatti, di quelle ore pomeridiane passate dai nonni, ricordo quasi solo la televisione. Mi sdraiavo sul lettone di mio zio, in camera sua, e guardavo la TV.

Guardavo tutti i cartoni animati che trovavo, soprattutto quelli che, a casa, erano proibiti, quelli violenti che i miei genitori non volevano che io vedessi, come Ken il Guerriero.

Passavo il mio tempo imbambolata là davanti e, nel mio ricordo, ci passavo ore e ore. In realtà, uscivo alle 16 da scuola e tornavo a casa prima di cena, insomma, se erano due ore era tanto.

A casa mia, invece, avevo il registratore, le bambole, le Lady Lovely, ve le ricordate? Avevo i pupazzi della Trudy e le costruzioni Lego; ho veramente pochissimi ricordi di me stessa, bambina, davanti al televisore nella casa dove ho vissuto con i miei genitori fino ai 17 anni.

Ce l’avevamo, la TV, ma preferivo la mia stanza. Preferivo la musica. Preferivo parlare con i miei amici immaginari e far sposare le mie bambole.

Amavo quel mondo e lo preferivo alla televisione perché sono stata scresciuta in questo modo. In casa nostra era più facile vedere mia madre seduta sul divano a leggere un libro, che a guardare la TV.

Mio padre, poi, non perdeva occasione per accendere la musica e ascoltare i Pink Floyd a tutto volume, con mia madre di sottofondo che diceva “abbassa, ho mal di testa”.

Cosa voglio dire con tutto questo? 

Quando leggo bambini che passano tutto il loro tempo davanti a un Tablet, non posso che chiedermi: come possono abbandonare le bambole, le macchinine, la pista del trenino, i lego, la cucina o il fruttivendolo in miniatura e preferire il Tablet? 

Poi, però, mi rendo conto che io giocavo spesso da sola. Passavo tanto tempo a scuola, con i compagni di classe, con i maestri, poi con i nonni. Quando arrivavo a casa, non vedevo l’ora di chiudermi in camera mia a giocare, libera da ogni imposizione.

Forse per loro è uguale. Forse i nuovi giochi sono online invece che offline. Forse siamo tutti troppo dentro questa realtà per poterla comprendere.

E ora tocca a voi! 

La pensate come me? Oppure credete che i genitori dovrebbero togliere di mano il tablet ai loro figli e farli giocare con le macchine?

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