Chissà se a Vilma manca la sua vita a Chiapporato

Metà della mia famiglia si è recata, almeno una volta nella vita, nel paese di Chiapporato; mentre l’altra metà ne ha di sicuro sentito parlare.

Chiapporato si trova sui nostri appennini, in una valle immersa nelle foreste al confine tra Bologna e Prato, relativamente vicino alla casa che la famiglia di mia madre possiede al Lago di Suviana.

Fino a poco tempo fa, il paese di Chiapporato era aggiungibile solo a piedi, attraverso un bosco dove potrei camminare a occhi chiusi tanto bene ne conosco le anse, le salite e le discese. Poi hanno sistemato la “strada” e ora è parzialmente carrabile in auto, anche se non proprio da tutte le auto.

Fino all’anno scorso, Chiapporato era abitato da due persone: due donne completamente sole, madre e figlia.

La madre, Zelia, morta quest’anno alla veneranda età di 88 anni, è nata e cresciuta in questo piccolo paese: una quindicina di case in sasso, miracolosamente appoggiate sulle montagne.

Nel punto più alto del paese sorgono la chiesa e il piccolo cimitero, la prima ristrutturata da poco e il secondo pressoché abbandonato: poche croci, qualche lapide, qualche foto fortuitamente ancora visibile tra l’erba alta e l’incuria degli anni.

Gli ultimi sepolti in quel piccolo cimitero di montagna risalgono al 1950, tempi relativamente recenti a ben pensarci, eppure così lontani nella memoria.

La madre e la figlia hanno vissuto insieme, e da sole, in questo piccolo paese fino a quest’anno, in una casa in sasso con il camino, senza acqua corrente (la fonte è a pochi passi di distanza, vicina al fiume); la luce elettrica gliel’ha portata il Comune, quasi a forza, nel 2006, ma non la usavano mai.

Alla morte della madre, la figlia, Vilma, è andata a vivere in città. Certo, non si è trasferita in una grande città come può essere Bologna o Roma o Milano, però è pur sempre un centro abitato con persone, auto, motorini, negozianti che ti salutano quando vai a fare la spesa. Tutto così profondamento diverso dal modo in cui lei ha trascorso tutta la sua vita.

Entrando in Chiapporato, questo agosto 2014, mi sono guardata intorno in questo paese del tutto abbandonato, con i tetti delle case semicrollati e il lucchetto al portone di quell’ultima casa abitata fino a poco tempo fa e sono stata presa da un senso tristissimo di… fine.

Nessuno andrà più a vivere in Chiapporato, nessuno pulirà la strada alla prossima frana, nessuno si prenderà cura delle case che stanno crollando e un giorno questo piccolo paese di pastori e minatori sarà solo un mucchio di rovine sommerse dalla vegetazione.

È un mondo intero che muore con questi piccoli paesi, è uno stile di vita che sparisce e che viene dimenticato. E un po’ mi dispiace, anche se non credo sarei mai in grado di rinunciare all’acqua calda che esce aprendo un rubinetto, alla luce che si accende spingendo un pulsante e al cestello della lavatrice che lava e centrifuga i panni sporchi.

Pensando a questo paese abbandonato mi sono chiesta se alla figlia manchi casa sua. Il silenzio dei boschi interrotto dal passaggio degli animali fuori dalla finestra, l’odore della legna accesa nel camino, il ghiaccio da spaccare in inverno per attingere l’acqua dal pozzo, la neve alta da spalare alle prime luci dell’alba e il cielo così trapunto di stelle da lasciare senza fiato, nel buio assoluto delle sere d’estate.

Me lo chiedo perché a me questo mondo manca e io, io l’ho vissuto solo in parte, quando da bambina passavo le vacanze nella nostra casa al lago, che a quei tempi era sostanzialmente isolata.

Poi magari lei odiava quella casa, l’isolamento nei boschi, le difficoltà da affrontare anche solo per mangiare e bere e dormire e andare giù in paese; magari lo odiava il silenzio della notte carico di pericoli e la madre che non voleva mai accendere la luce elettrica e la costringeva a usare le candele.

Quello che so di per certo è che ha avuto veramente un gran coraggio ad andarsene, ad abbandonare la propria casa e a inziare una vita completamente nuova e sconosciuta altrove.

Chissà cosa le manca di più della vecchia vita? Chissà cosa ama di più di quella nuova? Sarebbe bello poterglielo chiedere.

19 pensieri riguardo “Chissà se a Vilma manca la sua vita a Chiapporato

  1. Ci sono stato ancora una volta una settimana fa e ci ho incontrato un ragazzo che arrivava fin lì dalla Lombardia. Gliene avevano parlato e lui ci è andato. Poi lui ne parlerà con altri che si incoriusiranno. E così via. Chiapporato non morirà, ne sono certo. Prima o poi un artista, un sognatore, un nostalgico, un viaggiatore o un solitario ci tornerà a vivere e a morire. E così un altro scrittore ci ricavera' un altro romanzo, un blogger ci scriverà e noi continueremo ad assaporare il gusto delle nostre radici.
    Papà

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  2. Che bei commenti che avete lasciato! Grazie.
    È la mia speranza, papà, che questi luoghi non scompaiono perché sono la nostra terra, le nostre radici, e senza rischiamo di franare a valle.
    E a te, cara Lorenza, sono felice che questo mio post ti sia piaciuto tanto da tenerti compagnia nelle tue serate.
    Tornate a trovarmi, io sono sempre qui. 🙂

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  3. Anche noi ci siamo stati qualche settimana fa, il borgo è ancora ben conservato: ci sono ancora tanti oggetti di uso comune e non vi è traccia di vandalismi.

    In particolare un portone è chiuso con un lucchetto nuovo, forse qualcuno ha deciso di soggiornarvi saltuariamente?
    In effetti fra i vari borghi da noi visitati questo, per via della sorgente così vicina, è fra i più “comodi”.

    Purtroppo ci siamo fatti distrarre dalla vegetazione rigogliosa (meglio visitare quasti posti in inverno quando la vegetazione è “dormiente”) e non lo abbiamo visitato tutto, un motivo in più per tornarci al più presto.

    Ciao.

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  4. Oggi sono tornato a Chiapporato dopo circa tre anni. Ero stato lì tante volte, spesso da solo o con la cagnette Stella che adesso è in cielo anche lei.
    Ogni volta che vado trovo una maceria nuova, ma non sono certo che lì non ci sia più niente. Ci sono senza dubbio le tante persone oggi scomparse che andavano a fare visita a Zelia, ci sono i ricordi di quello che una volta era un ragazzo e ora è un uomo maturo che sta invecchiando.
    Sono certo che in questa vita quello che abbiamo visto e conosciuto resta per sempre e non dobbiamo preoccuparci se un muro crolla, la vita è pur sempre una emozione e non può sparire se le cose materiali cambiano o muoiono.
    Ho trovato le voci di tutti. E questa notte d'estate le sento tutte presenti ancora qui

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  5. Ciao, sono appena tornata da un giretto a Chiapporato, uno dei tanti che faccio li' da sempre. Sono certa anch'io che Chiapporato non morira'. E' vivo, lo e' ogni volta che parliamo di lui. Tornero' presto a togliere le erbacce dai vasi davanti al portone della Zelia e penso che ci piantero' dentro anche qualche fiore. Grazie.. 🙂

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  6. Posto incantevole , io ho avuto il piacere di conoscere e scambiare 4 chiacchiere sia con la figlia che la madre, persone di una cultura sopra la media sebbene abitanti quasi fuori dal mondo, per me sapevano leggere nell'animo umano, e non risparmiavano battute sarcastiche ai viandanti (cittadini) che insistenti facevano domande su come fosse la vita li!!

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  7. Lo conosco bene, Chiapporato. Conoscevo anche Zelia e Vilma, o forse è più corretto dire che loro conoscevano me, anche se non mi conoscevano. Si, perché tu parlavi giustamente prima di radici, e a me sono venuti i brividi pensando che qualcuno condivideva il mio stesso pensiero sul senso di appartenenza, sul fatto che il ricordo di certe persone si tramanda attraverso le generazioni in questi piccoli borghi che sono la nostra storia.
    Zelia non mi conosceva, ma quando un pomeriggio di tanti anni fa arrivai, dopo un lungo cammino e le dissi che ero la nipote del defunto S. e di R. e che venivo proprio dal paesino dove abitava l'alte parte della sua famiglia, lei mi accolse come se mi avesse sempre conosciuto, chiedendomi di persone che non vedeva magari da anni ma di cui ricordava tutto perfettamente.
    Purtroppo questi piccoli paesi sono poco valorizzati. Solo chi ne fa diretta esperienza può capire il senso di calore che certa umanità può' dare. Grazie per averne parlato.

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  8. La conosco personalmente, per lei è stato quasi un obbligo venire via da chiapporato, “come fai? Vivi la da sola, in inverno ecc..” (anche se in realtà anche quando c'era sua mamma non erano mai sole, e lei comunque sia ha la patente e sapevano sbrigarsi molte cose); vivevano li tranquille, e molto diffidenti verso le persone che non conoscevano, e a volte con la loro curiosità, le disturbavano!
    Detto ciò, penso che lei preferisce abitare in chiapporato! Noi, persone di montagna vediamo nella città un posto “scomodo”, è vero, ci sono tutte le comodità, ma non c'è tranquillità e non ci sono le nostre abitudini!

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  9. Molto bello questo post …complimenti.

    Nelle mie escursioni appenniniche ho avuto il piacere di passare per chiapporato e di “incrociare ” Zelia.
    Le domande che ti sei fatta tu me le sono fatte anche io …la “sopravvivenza” ha imposto alla figlia una vita diversa ma sono certo che la sua mente sarà sempre lassù ….accompagnata dal ricordo della madre Zelia…che mi piace pensare ancora nel suo borgo …passeggiare intorno alla sua vecchia casa.

    saluti
    Stefano

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  10. Non so proprio come ringraziare tutte le persone che hanno condiviso i loro pensieri e i loro ricordi su Chiapporato, lasciandoli in questi commenti. Chiapporato è parte della mia montagna, delle mie estati a Bargi con i miei genitori, cugini, prozii, nonni, la mia bisnonna che non c'è più; è parte dei miei ricordi di bambina, di ragazzina e poi di donna. Non sono nata a Bargi, ma una parte del mio cuore sarà sempre tra quelle montagne che si specchiano nel lago. Forse un giorno troverò la forza di scrivere tutto questo in qualcosa di più esteso di un post sul blog.
    Per il momento, mando un abbraccio virtuale a ognuno di voi. Sperando che, in un modo o in un altro, questo abbraccio possa raggiungervi e circondarvi tutti.
    Alice

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  11. Anche io conoscevo Zelia e Vilma persone molto riservate e un pò diffidenti Ricordo in una visita del 2001 a Chiapporato Zelia e Vilma sedute in una panchina vicino alla porta di casa un po infastidite dalle solite domande che tutti i visitatori gli rivolgevano.Ma come fate a vivere sole quassù ma non avete paura ecc…E loro sempre un pò serie e diciamolo seccate rispondevano che erano felici e soddisfatte forse più di altri che avevano ogni sorta di comodità .Queste loro affermazioni mi hanno fatto molto riflettere e ogni tanto mi ritornano in mente.E proprio vero che la felicità non si raggiunge avendo tanti beni materiali ma con la ricchezza interiore e la semplicità

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  12. Io sono un parente il nipote del cugino della Zeila e della vilma. I miei nonni sono i proprietari dell'agriturismo la Succhiata. É ieri sono stato di nuobo a Chiapporato dopo anni e anni l'ho rivisto. Dentro quel cimitero ho visto TUTTA la mia famiglia in generazioni e generazioni. Io e mio padre abbiamo intenzione di ripulire il cimitero e i viottoli intorno alle case tagliando l'erba e togliendo sassi. Si parla pur sempre della mia famiglia .

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