Personal branding e web: a lezione dal film "Chef"

Di recente mi è capitato di vedere un film molto interessante: Chef, che mi ha insegnato tanto sull’importanza di saper comunicare (bene) il proprio prodotto, sulla potenza dei Social Media in chiave marketing e sulla passione, che dovrebbe giudare sempre ognuno di noi.

Ma andiamo con ordine.

Il protagonista è un cuoco, che lavora ormai da 10 anni nella cucina di quello che, in passato, deve essere stato un suo grande amico.

È un cuoco abbastanza famoso, di quelli che sin dagli esordi hanno fatto parlare di sé per l’abilità e la creatività dei suoi piatti.

Incuriosito dalla fama di questo cuoco, un critico molto conosciuto nel settore, nonché molto seguito online grazie a un Blog ben affermato, si presenta nel ristornate del nostro cuoco e si siede per sperimentare a sua cucina e, ovviamente, scriverne la recensione.

Il cuoco, che da 10 anni cucina sempre le stesse cose nello stesso ristornate, decide che per fare bella figura con il critico ha una sola scelta: rinnovare il menù e proporre piatti unici, inimitabili, come quelli che cucinava ai suoi esordi.

Il capo, nonché proprietario del locale, si oppone con tutte le sue forze, sostenendo che “Sono 10 anni che questo ristorante prospera grazie a quel menù, i clienti lo amano, quindi non si cambia”.

Neanche a dirlo, lo chef si piega al volere del titolare, il critico assaggia e la recensione stronca in toto menù e chef.

Da qui in avanti, il film si fa sempre più interessante.

La recensione del critico diventa infatti virale, scatenando un vero putiferio in siti web, Blog, Social Network, “spargendo – cito testualmente – merda sul lavoro dello chef”.

E qui arriva il primo errore. Lo chef, giustamente inca… volato da morire, risponde all’ennesimo tweet postato dal critico solo che, nella sua assoluta ignoranza in materia, crede di rispondergli in privato, non in maniera pubblica, per cui lo insulta in maniera decisamente pesante.

Il risultato? In una notte riceve centinaia di risposte, positive e negative, commenti di ogni genere e i follower del suo profilo passano da poche decine a qualche migliaia.

A questo punto, gli eventi si susseguono molto velocemente e ritroviamo il nostro cuoco solo, senza più un lavoro e senza prospettive (dopo tutto il casino che gli è piovuto addosso, nessuno vuole più assumerlo).

Avrebbe potuto abbattersi. Avrebbe potuto uccidere il critico. Avrebbe potuto cambiare lavoro e settore e ricominciare.

E invece persiste nel seguire ciò che maggiormente ama fare nella vita: cucinare.

Per poche “lire” compra un vecchio furgoncino completo di cucina (anche questa vecchissima!); sapete di quelli che vendono panini alla salsiccia, hot dog e patatine fritte davanti ai concerti, ecco uno di quelli.

Lo rimette a nuovo e inizia a viaggiare, proponendo poche specialità selezionate, panini e piatti fritti messicani dei quali perdonatemi non ricordo i nomi.

Con lui viaggiano: il figlio di 8 anni (è estate, quindi niente scuola) e un amico di vecchia data, cuoco anche lui.

Tappa dopo tappa, i clienti aumentano sempre di più; a un certo punto arrivano in una città e c’è già una lunga fila di persone ad aspettarli.

E allora il cuoco si stupisce, dice “come è possibile che tutta questa gente ci conosca e sappia dove andiamo?”

E il figlio: “L’ho scritto su Twitter”.

Ed è qui che il cuoco scopre come il figlio abbia raccontato tutto il viaggio su Twitter, su Facebook e su Vine, postando foto, mini-video e tanti tantissimi commenti, creando un vero e proprio battage pubblicitario.

La fine del film non ve la racconto, vi ho già detto fin troppo! Però, vorrei farvi riflettere su alcuni punti fondamentali che possono tornare utili nell’attività di qualsiasi imprenditore.

1) Prima di rispondere…
informatevi sullo strumento che state utilizzando! Basta poco per combinare dei gran casini e, purtroppo, online non si può poi cancellare niente, resta tutto ben impresso nei secoli dei secoli!

Secondo passo: contate fino a 10mila e, se ancora non vi siete calmati, contate ancora. I commenti negativi devono sempre avere una risposta, ma ragionata e civile. Coprire di insulti chi vi ha offeso, anche se lui ha torto e voi siete nel giusto, non vi porterà da nessuna parte.

2) Seguite le vostre passioni
Nella vita avrete sicuramente migliaia di interessi, che seguirete per più o meno tempo, ma la passione, quella vera, che vi tiene svegli la notte e vi riempie la vita è una sola.

Il nostro cuoco ama cucinare, è tutto quello che vuole fare, nient’altro. Quando si trova a un bivio e senza un lavoro, mai neppure per un attimo pensa di rinunciare alla cucina.

Seguite la vostra passione, impegnatevi anima e corpo, imparate dalle critiche, non lasciatevi abbattere o portare altrove, perseguite ciò che amate con tutta la determinazione di cui siete capaci.

3) Qualità e specializzazione
Quando lo chef del film viene cacciato via dal ristorante, quello che decide di fare è: proporre specialità messicane in giro per l’America.

Non le propone tutte. Sceglie tre, quattro piatti tipici e li cucina meglio di chiunque altro. Sceglie ottime materie prime, le compone ad arte e prepara “i panini migliori che abbiate mai assaggiato”.

È questo a fare la differenza:

  • specifici prodotti che identificano chiaramente e senza dubbi il vostro marchio,
  • la qualità superiore di quello che proponete, che dà valore al vostro marchio.

Pensateci, se i panini del nostro chef fossero stati immangibili, a nulla sarebbe valsa la pubblicità online. Avrebbero prevalso i pareri negativi e di clienti non ne sarebbero arrivati.

4) Una volta che avete il prodotto… comunicatelo!
Mi piace il fatto che, nel film, il figlio abbia scelto tre, e solo tre, Social Network:

  • Twitter, per comunicare in maniera veloce e sfruttare al meglio i follower ottenuti con il disastro combinato dal padre.
  • Vine, che permette di condividere mini-video (6 secondi!) e quindi di sintetizzare la bontà dei panini, il divertimento del padre nel prepararli, la gioia di questo viaggio che è un viaggio di riscatto.
  • Facebook, perché tutti sono su Facebook… quindi volenti o nolenti avere una Fanpage è ancora uno dei mezzi più diretti per raggiungere tante, tantissime persone.

Quello che non mi piace è il messaggio che passa: ovvero che un bambino di 8 anni, solo perché possiede un cellulare e conosce i Social Network, allora è in grado di realizzare una strategia di social media marketing vincente ed efficace.

Trovo sia banalizzare l’utilizzo di questi strumenti che, invece, richiedono competenze specifiche e strategie mirate, anche solo per scegliere i Social Network più adatti per comunicare il proprio business c’è bisogno di una persona seria e competente.

5) Non tutti i Social sono adatti a te
Ho sottolineato il fatto che, nel film, siano stati scelti solo 3 Social Network. Trovo sia la strategia più vicente. Per come la vedo io, non ha nessun senso pretendere di essere presenti su tutte le piattaforme Social in maniera indiscriminata.

Ogni Social Network raggiunge un pubblico e un obiettivo ben preciso, per cui il primo passo è sempre una scelta.

Diffidate di chi vi dice “Che problema c’è? Tanto poi li possiamo aggiornare tutti nello stesso momento! Basta un clic!”

È vero che esistono sistemi che vi permettono di pianificare e gestire in automatico tutti i profili che avete, ma attenzione! Ogni Social richiede:

  • modi diversi di comunicare uno stesso concetto (numero di parole, presenza di foto e/o video, le parole stesse che scegliete sono importanti),
  • fasce temporali differenti in cui postare per avere più visibilità,
  • la scelta oculata delle persone da taggare in ogni post,
  • la definizione del numero di post da condividere (se pubblicate con la stessa frequenza su Facebook e su Twitter, nel primo caso diventate come minimo degli spammer!)

Per cui, no, non basta un semplice clic.

E voi? 

Che cosa ne pensate? L’avete visto “Chef”? C’è qualche film che vi ha colpito e insegnato qualcosa di utile per la vostra “carriera”? Aspetto i vostri commenti! 😉

2 pensieri riguardo “Personal branding e web: a lezione dal film "Chef"

  1. No, Monittolik… è un caso di omonimia. Il film di cui parlo è di e con Jon Favreau. Errore mio che ho dimenticato di mettere il link alla descrizione del film (ora l'ho aggiunto). Ah, l'antica arte di non avere testa… 😉

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