Stiamo accettando un futuro di lavoro precario, sottopagato e senza diritti

Assumere un lavoratore dipendente, in Italia, costa al datore di lavoro 29.455 euro, mentre un professionista a partita IVA costa appena 18.640 euro.

Le partite IVA esclusive (quelle iscritte solo alla gestione separata Inps) devono versare allo Stato il 27% del loro reddito, mentre un datore di lavoro versa al massimo il 24% della contribuzione di ogni dipendente.

Questo significa che un professionista con partita IVA, in Italia, su ogni mille euro che riceve come compenso, rimane con appena 515 euro di reddito, contro i 903 euro di un lavoratore dipendente.

Nel confronto tra uomini e donne, a parità di attività svolta, le donne guadagnano 11.689 euro in meno rispetto ai colleghi uomini.

Tra i 55 e i 59 anni, il divario raggiunge il suo apice: gli uomini guadagnano infatti mediamente 30.729 euro, contro le donne che arrivano ad appena 17.682 euro (sempre a parità di attività svolta).

Su 1.259 lavoratori, i parasubordinati sono:

  • 607.198 tra i 30 e i 49 anni (48% del totale)
  • il 33%ha più di 50 anni

Questo significa che i lavoratori non dipendenti non sono solo giovani, tutt’altro, sono in prevalenza lavoratrici e lavoratori adulti, con famiglia a carico.

Negli anni della crisi e della riforma Fornero (2007-2013), i lavoratori dipendenti sono calati di 1milione e 380mila unità, i collaboratori a progetto sono diminuiti di 322.101 unità. Gli unici a crescere: i lavoratori autonomi con partita IVA e i disoccupati.

I dottorandi di ricerca e i medici in formazione specialistica hanno compensi più alti durante il periodo di formazione (13.834 e 18.716 euro, secondo le tariffe fisse imposte dal MIUR) che al termine degli studi, quando i contratti di collaborazione si rivelano molto più svantaggiosi perché deregolamentati.

****

Non so voi. Io non ho più la forza di commentare questi dati. Mentre leggevo l’analisi dei nuovi dati sulla gestione separata Inps del 2013 (a cura dell’Osservatorio dei Lavori dell’Associazione 20 maggio per la tutela dei lavori) sentivo solo la rabbia.

Vi giuro mi sono venute le lacrime agli occhi. Non ho dubbi che nel resto del mondo possano esserci situazioni anche peggiori, ma non riesco ad accettare che stiamo andando verso un modo di lavorare precario, sottopagato, senza diritti; l’unica cosa che ci rimarrà sarà la paura di far incazzare (scusate la parolaccia, ma quando ci vuole ci vuole!) il capo e ritrovarci senza lavoro.

E, anche i titolari d’azienda, non si creda che si troveranno molto meglio. Se continuano a preferire forme contrattuali che non legano in alcun modo il lavoratore all’azienda, si ritroveranno a dover gestire un continuo cambio di personale, impoverendo la professionalità della loro stessa azienda.

Non so più cosa pensare. A che gioco sta giocando il nostro Governo? Che cosa stanno combinando? Non capiscono che il nostro paese rischia di non avere un futuro? 

Qualcuno di voi ha una risposta? 

Per chi fosse interessato, dall’articolo sull’Osservatorio dei Lavori potete scaricare tutto il pdf della ricerca. Ci sono moltissimi altri dati, oltre a quelli che vi ho sintetizzato. Lettura consigliata, oltre che istruttiva.

 

9 pensieri riguardo “Stiamo accettando un futuro di lavoro precario, sottopagato e senza diritti

  1. Ciao Alice,
    tutto ciò che sta accadendo è stato pianificato tanto tempo: i politici sono solo gli esecutori materiali di questo progetto. Sai cosa mi dispiace di più? A subire i danni maggiori sono proprio le menti più brillanti di questo Paese.

    Un abbraccio
    Massimiliano

    "Mi piace"

  2. certamente per i giovani il mondo del lavoro , oggi, si presenta non del tutto a favore; se comunque può essere di conforto, personalmente per entrare in ruolo come Docente ho percorso un precariato di quasi 20 anni!!! tutto il
    mondo è paese…
    non buttiamoci troppo giù
    simonetta

    "Mi piace"

  3. Dopo oltre 30 anni nel mondo del lavoro posso dire, sconsolato, che il processo è continuo e ineluttabile. La precarizzazione del lavoro, forse da qualcuno abilmente pianificata e realizzata, è realtà, lo si accetti o no. Giusto parlarne, giusto protestare, giusto tutto, ma esiste da tempo e non la si ferma. Non solo in Italia. Occorre più flessibilità, bisogna anche rischiare di più, accettare di avere meno sicurezze, avere più iniziativa.

    "Mi piace"

  4. E poi “esco” dal mondo shabby e il tuo blog mi riporta alla realtà. Realtà della quale siamo tutti consci e vittime…
    Una risposta non ce l'ho.
    Penso solo che basterebbe un pò di buon senso…qualità della quale i governanti sembrano privi.
    Ma poi, è colpa loro?
    “La sovranità appartiene al popolo”. Là ce li abbiamo messi noi.
    E forse, non son poi così diversi dalla maggioranza della popolazione che accetta di lavorare in certe condizioni, che non si ribella, che non “usa” i sindacati a modo (a parte che non ci son più i sindacati di una volta!).
    Vent'anni fa, quando abbiamo “aperto le porte” ad una immigrazione incontrollata già il 3-5% degli ITALIANI viveva sotto la soglia di povertà.
    Un paese NON PUO' permettersi di agire così.
    Oggi, tra le tante altre cose, vediamo anche gli effetti di questo…
    E' brutto dirlo ma in questi casi le cose possono cambiare solo con una rivoluzione. Ma il popolo è disposto a farla solo quando ha fame, ma a quel punto oggi ancora non ci siamo…

    "Mi piace"

  5. Caro Massimiliano, a farne le spese è e sarà il nostro paese, perché le menti più brillanti vanno già a lavorare all'estero. E il nostro paese s'impoverisce. Il nostro governo – e molti datori di lavoro – non capisce che il patrimonio più importante di un paese – e di un'azienda – è il patrimonio umano. Un abbraccio anche a te, amico scrittore. 🙂

    "Mi piace"

  6. Cara Simonetta, hai ragione, il precariato è sempre esistito, ma portava da qualche parte. Da ora in avanti, sembra che non avremmo più scelta: o precariato o disoccupazione. Mi piacerebbe non buttarmi giù, ma vedo quello che accade alla mia generazione e a quelle dopo di me (tipo mio fratello) e non riesco a non preoccuparmi. Che futuro c'attende?

    "Mi piace"

  7. Caro Enzo, caro papà. Sono anch'io dell'idea che da una crisi possono nascere nuove opportunità, nuove sfide, nuove iniziative che ci mettono alla prova e ci fanno… crescere, però non trovo giusto il dover accettare di diventare una precaria sottopagata, che lavorerà solo per pagare tasse. Soprattutto quando vedo che, chi ci governa, si guarda bene dal rinunciare ai propri privilegi. Perché la precarizzazione del lavoro riguarda solo il nostro, di lavoro, e non il loro?

    "Mi piace"

  8. “è brutto dirlo ma in questi casi le cose possono cambiare solo con una rivoluzione.” Cara Faby, spero non arriveremo mai a questi livelli, però è vero, purtroppo i più grandi cambiamenti storici li abbiamo avuti tramite delle rivoluzioni. A volte mi stupisco che, nella situazione in cui già siamo, non ci siano cortei ogni giorno della settimana. In passato si è manifestato anche per meno.
    PS: e ora vengo io sul tuo blog, così mi rifaccio un po' gli occhi con il tuo magnifico mondo Shabby! 😀

    "Mi piace"

  9. Enzo, dimenticavo… non credo che chi ha manifestato negli anni 60 e 70 l'abbia fatto per dare ai propri figli e ai propri nipoti un futuro da precari, da sottopagati e da “cervelli in fuga”…

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...