Quei tre gradini non li avevo mai notati. E poi…

Ieri sera, mentre tornavo a casa dal lavoro, ho assistito a una scena che vi voglio raccontare.

Camminavo sotto il portico, in Strada Maggiore – per chi non conosce Bologna, è una delle strade più belle e più trafficate del centro storico – quando mi sono accorta che, poco lontano da dove mi trovavo, si era formato un assembramento di persone tale da occupare quasi tutto lo spazio.

Li ho osservati e ho pensato: “Ma guarda te se la gente si deve fermare proprio in mezzo al portico e occuparlo così! Non lo capiscono che non ci si passa neanche?”

Mi avvicino, camminando come mio solito spedita, e ci passo accanto, schiacciata tra la borsa, il muro della tabaccheria e una ragazza, ferma immobile con un sacchetto in mano (attaccato al sacchetto c’era un biglietto con su scritto “alla mia nipote preferita”).

Nel superare questo chiassoso e ingombrante gruppo famiglia, mi rendo conto che, proprio al centro, c’è una signora molto anziana, seduta su una sedia a rotelle.

Uno degli uomini, ritto di fronte a lei, sta parlando agli altri del gruppo, impartendo ordini “tu e tu, prendetela da dietro, io la sollevo da davanti”.

E solo in quel momento mi rendo conto che, in quel punto, il portico si interrompe e ci sono tre gradini.

Da quando vivo in questa casa – e ormai sono passati 8 mesi – sarò passata in quel punto non dico tutti i giorni, ma poco ci manca, eppure non avevo mai fatto caso che ci fossero tre gradini.

E, in fondo, che cosa sono per me quei tre gradini? Per me che ho “le gambe buone”, come dice mia nonna, per me che non ho bisogno di una sedia a rotelle o di stampelle per muovermi.

In quel momento mi sono resa conto del significato profondo che hanno quei tre gradini per una persona che, invece, non è in grado di camminare in autonomia.

Significano non poter uscire di casa da soli, oppure dover uscire dal portico e passare in mezzo alla strada (dove non saprei, tra le auto parcheggiate e gli autobus che passano rasente i muri dei palazzi).

Se fossimo una città civile, pensata per le persone e non per le auto, i disabili motori non dovrebbero avere bisogno di tre persone per fare tre gradini perché lì, in quel punto, ci sarebbe una rampa.

Ad ogni modo, mi sono venute in mente due cose.

1. La prima è un post che ho scritto tantissimo tempo fa, quando ancora facevo avanti e indietro tra casa mia, casa del mio ragazzo, il lavoro… periodo da cancellare!

Se vi va, leggetelo, s’intitola “Per mia fortuna ho le gambe”

2. L’altra è un articolo che ho letto di recente sul sindaco di Anzola dell’Emilia, un piccolo comune a metà strada tra Bologna e Modena, che ha deciso di trascorrere del tempo in sedia a rotelle, per conoscere in prima persona gli ostacoli che i disabili del suo comune vivono ogni giorno.

Ecco, questa è una grande idea.

E sapete perché? Perché finché uno cammina con le proprie gambe, non è mica per cattiveria, ma nemmeno li nota quei tre gradini sotto il portico.

Mentre se si ritrova in carrozzella, eccoli lì i tre gradini, insormontabili.

Quindi, bravo al sindaco di Anzola e speriamo che la sua esperienza porti grandi, grandissimi, risultati.

E voi? 

Come la pensate? Aspetto i vostri commenti.

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