Un pomeriggio a parlare di tecnologia con un uomo di 70 anni

Siccome a casa non ha il computer, e nemmeno la connessione internet, il padre del mio ragazzo – anno di nascita 1945 – aveva bisogno di uno strumento per leggere la posta elettronica e navigare sul web; così è andato in un negozio ed è tornato a casa con uno SmartPhone.

Ora, il papà di Andrea è medico, ha studiato e ha una cultura vastissima, però appartiene a tutta un’altra generazione, per cui si è trovato in seria difficoltà a gestire un telefono che, siamo sinceri, è tutto tranne che un telefono.

La cosa più interessante è stata guardare padre e figlio, l’uno accanto all’altro, con il figlio che cercava di insegnare al padre come funzionano questi infernali aggeggi tecnologici e il padre che continuava a fargli domande di ogni genere.

Avreste dovuto vederli! Vi giuro erano da foto!

Ad ogni modo, sono rimasta colpita dalle domande che il padre poneva ad Andrea, perché più che al “come funziona” o al “cosa mi serve”, lui voleva sapere il “che cos’è”.

Ad esempio, c’ha chiesto che cosa significa il termine “applicazione”, oppure “che cos’è Chrome?” o ancora “Chi ha messo tutte queste applicazioni nel mio telefono?”, oppure che cosa sia il wifi e ancora (ed è la mia preferita) “Che cosa significa brouser?”

Nel cercare di spiegare a un uomo di 70 anni queste cose, mi sono resa conto che io non mi sono mai posta queste domande.

Uso almeno un centinaio di applicazioni e di widget, utilizzo il browser ogni singolo giorno della mia vita, eppure mai mi sono chiesta che cosa siano, quale sia il loro significato.

E, dal mio punto di vista, c’è una grande differenza tra il saper utilizzare uno strumento e sapere che cosa sia quello strumento.

Pensate alle nuove generazioni; ancora prima di imparare a parlare già sanno utilizzare un tablet. Prendono in mano lo SmartPhone e lo utilizzano senza aver bisogno di leggere le istruzioni.

Si avvalgono di questi strumenti in maniera quasi automatica, del tutto intuitiva, senza chiedersi che cosa sia quel bottoncino che stanno cliccando o quella finestra che stanno aprendo.

Non so spiegarvi il motivo, ma questo agire senza riflettere, senza chiedersi il perché e il per come, a me spaventa moltissimo.

Sono solo io a vederla così? Secondo voi esagero?

2 pensieri riguardo “Un pomeriggio a parlare di tecnologia con un uomo di 70 anni

  1. Forse le persone estremamente estranee a questi “aggeggi” (come anch'io mi sento) fanno domande che voi “tecnologici” non vi ponete
    perché la padronanza che avete degli strumenti non le fa nascere. È come quando si fanno le stesse cose per tanto tempo e per questo diventi meno attenta ai particolari…..Non so se ho reso l'idea.
    Comunque non è certo positivo…
    Claudia

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  2. Sì, è vero. In fondo io posso essere un ottimo guidatore anche senza chiedermi mai che cosa sia la cinghia di trasmissione. E posso essere un ottimo cuoco senza domandarmi che cosa sia la resistenza del forno. Però penso che, continuando a fare le cose senza chiederci i perché e percome, ci perdiamo il gusto della… curiosità e della scoperta. è questo che temo per le nuove generazioni.

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