Le responsabilità della comunicazione online

“Se siamo veramente convinti di ciò che abbiamo da dire, le parole vengono. Se invece siamo preoccupati di aspetti tattici, il nostro parlare sarà artefatto e poco comunicativo, insipido, un parlare “da laboratorio”. E questo non comunica niente”.

“Correre subito alla soluzione, senza concedersi la fatica di rappresentare la complessità della vita reale, è un errore frequente dentro una comunicazione sempre più veloce e poco riflessiva”.

“Tre sono i peccati dei media: la disinformazione, la calunnia e la diffamazione. La calunnia sembra sia il più grave, ma nella comunicazione il più grave è la disinformazione, perché ti porta a sbagliare, all’errore; ti porta a credere soltanto una parte della verità”.

Questi tre brani li ho estrapolati dal discorso ai media di Papa Francesco.

Chi mi conosce sa che non sono una persona religiosa, non credo in Dio, nei santi e nella Chiesa, però sono comunque del tutto d’accordo con il pensiero espresso dal Papa.

Sono concorde con la sua concezione del giornalismo moderno, che deve rifuggire dalla finzione, dalla disinformazione, senza piegarsi a una comunicazione che tende ad essere sempre meno profonda e sempre più frettolosa.

Il suo discorso mi ha fatto riflettere a lungo sulla comunicazione online, non solo quella di stampo editoriale e giornalistico.

Una volta erano gli editori e i giornalisti ad avere il monopolio della divulgazione e della comunicazione; erano loro a pubblicare notizie, articoli, approfondimenti, eccetera.

Oggi non è più così. Potenzialmente chiunque può pubblicarsi un libro ed essere editore di se stesso, chiunque può pubblicare online notizie, articoli, anche di stampo scientifico, medico, professionale.

La divulgazione delle notizie e, più in generale, dell’informazione ha assunto dimensioni pressoché globali.

Il problema è che io individuo è questo. 

Mentre il giornalista e l’editore hanno (o dovrebbero avere) un codice deontologico al quale attenersi, per cui hanno il dovere di controllare le fonti e appurare la veridicità di ciò che pubblicano prima che sia pubblicato, questo discorso non vale per tutti gli “altri”.

Quello che voglio dire è che il Papa si rivolge agli organi di stampa e divulgazione (in particolare ai “media cattolici”), ma io penso che il suo discorso dovrebbe essere esteso a chiunque scriva o pubblichi contenuti online.

Credo sia ora d’insegnare a vecchie e nuove generazioni che, pubblicando un contenuto nel web, è necessario assumersi anche le responsabilità legate al fatto che quel contenuto può raggiungere – in potenziale – milioni di persone.

E soprattutto che quel contenuto resta. Una volta si diceva che con il giornale di oggi il pescivendolo avrebbe incartato il pesce il giorno dopo, quindi le notizie avevano la durata di un battito di ciglia.

Oggi, tutto quello che viene pubblicato e condiviso online, rimane, non si cancella, non viene “buttato via”.

Quindi ritengo sia importante insegnare, già a partire dalle scuole, a:

  • pensare prima di pubblicare,
  • assumersi la responsabilità di quello che si pubblica,
  • vagliare e controllare le fonti prima di condividere o di commentare
  • e magari anche leggere con attenzione prima di condividere o commentare!

Solo così il web potrà essere veramente uno strumento utile e… potente.

E voi? 

La pensate come me? Avete letto il discorso di Papa Francesco? Che cosa ne pensate?

Un pensiero riguardo “Le responsabilità della comunicazione online

  1. Sono naturalmente d'accordo con te Alice. Soprattutto sul consiglio di “vagliare e controllare le fonti prima di condividere o commentare”, motivo per il quale spesso su FB leggo e vado oltre, senza condividere o commentare notizie che a posteriori, ogni tanto, si rivelano delle “bufale”. Il mio problema è che spesso non ho tempo di leggere fino in fondo, di approfondire, né di verificare la fonte di certe notizie, quindi lascio perdere. Per fortuna però, almeno a livello professionale, ho a che fare con te Dvd Sara Chiara Lucia (la redazione del Campo) e li almeno ho la certezza di andare sul sicuro (un bel sollievo)

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