A volte basta salire su un treno per accorgersi del cambiamento

Ieri ho preso il treno per andare dal luogo in cui lavoro allo studio del mio dottore: un viaggio di appena quindici minuti, cinque fermate, una distanza da niente. Eppure è stato un viaggio particolarmente nostalgico.

Dovete sapere che ho fatto quel tragitto in treno tutti i giorni, mattina e sera, per circa sette anni, andando dalla casa in cui vivevo all’ufficio.

Dopo essermi trasferita in centro città, nella casa che ora divido con Andrea, i primi tempi mi è capitato spesso di prendere quello stesso treno, soprattutto perché ho avuto una lunga serie di sfighe con i denti (e ho il dentista vicino a dove ho il dottore).

Ieri, mentre percorrevo quel piccolo tragitto, mi sono resa conto di quanto tempo fosse passato dall’ultima volta che ero salita su quel treno perché, arrivata alla prima fermata, ho provato un acuto senso di nostalgia.

L’ho sentito, in particolare, rivedendo una casa, così vicina ai binari che con il treno ci manca poco di attraversarne il salotto.

Avevo dimenticato quella piccola casa, appoggiata agli alti palazzi tutti più moderni, e più brutti, di lei.

Mi è sempre piaciuta perché, pur non essendo bella, è sempre stata estremamente curata: le tendine corte alle finestre con il pizzo, gli addobbi e le luci nel periodo di Natale e, in primavera, i muri ricoperti di fiori rampicanti.

Mi piaceva osservarne i cambiamenti stagione dopo stagione, e speravo sempre di vedere qualcuno uscire dalla piccola porta, per vedere il volto e le movenze di chi ci abita.

Alla fermata successiva sono rimasta senza parole. L’ultima volta che ero passata da lì con il treno c’era un cantiere, con un grosso buco e i pali delle fondamenta conficcati nel terreno.

Ora c’è una palazzina di tre piani, con tanto di macchine parcheggiate fuori e rampe per l’accesso ai garage. Vite intere hanno traslocato lì senza che io ne sapessi nulla.

Le fermate successive non ho notato grandi stravolgimenti, e non mi stupisce. Non c’è infatti spazio per costruire nuovi palazzi e nemmeno ruderi da giustificare abbattimenti o ricostruzioni; a meno che un giorno non si mettano in testa di rifare tutto il cimitero di Casalecchio, non prevedo grandi trasformazioni!

Quando sono scesa, direzione dottore, mi sono resa conto che alla fine dei conti forse ero cambiata più io del mondo che mi circonda.

Se mi confronto con la ragazzotta di 7 anni fa, che spaventata aspettava il treno per iniziare il suo primo giorno di lavoro, la trasformazione sorprende anche me.

Tutto questo per dire che, a volte, fa bene salire su un treno e ricordare a noi stessi quello che eravamo, quello che siamo e, alla fine, quello che vogliamo essere.

6 pensieri riguardo “A volte basta salire su un treno per accorgersi del cambiamento

  1. Mi viene da pensare che a qualcuno riprendere quel treno dopo parecchio tempo possa fare sentire una nostalgia struggente forse troppo, o anche a ripensare chi voleva diventare e chi non è diventato. Oppure esattamente il contrario….chissà….

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  2. quindici minuti … sette anni … il tempo che ci illude che noi procediamo in avanti, ma poi bruscamente ci riporta indietro di sette anni in quindici minuti. Siamo immersi in un andare e venire continuo, ma solo chi è attento a cogliere i segnali giusti se ne accorge, e permette agli altri, distratti, di riflettere sul senso della vita.

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  3. Claudia, è verissimo. Ognuno vive il viaggio in maniera del tutto personale. Il punto è che il viaggio è movimento, è spostamento, è già trasformazione anche se non lo vogliamo. Forse è per questo che tanti cercano “distrazioni” mentre viaggiano… forse vogliono bloccare i pensieri. Ecco, mi sa che ho già materiale per scrivere un altro post! 🙂

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  4. Grazie Lorenza, che carina sei sempre! Come si sarà capito, a me piace moltissimo viaggiare e non solo in treno, in auto o in autobus, ma anche a piedi. Il movimento finisce sempre per mettere in circolo idee e pensieri, di certo più che stare sul divano! 😉

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  5. Caro Enzo, caro papà, grazie per il bel pensiero che mi hai dedicato. La capacità di osservare la realtà e riflettere sul tempo che passa me l'avete insegnato tu, la mamma e le passeggiate in alta montagna, tra la fatica della salita e il fiato corto. È un tipo di ascolto che, almeno per quanto mi riguarda, ho maturato “vivendo” la montagna. Un abbraccio grande e… non lasciare più passare tanto tempo tra un commento e l'altro! 😄

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