La giusta distanza per far crescere un figlio

Mercoledì mattina, mentre camminavo verso il lavoro, mi è passata accanto una bambina su un monopattino che avrà avuto sì e no 5 anni.

Capelli biondi, coda di cavallo, procedeva spedita sotto il portico, guardando per terra, tanto che mi sono chiesta: “Come farà a sapere dove sta andando che guarda solo la strada?”

Ad ogni modo, il mio primo istinto è stato guardarmi intorno per cercare la madre, o il padre; era impensabile fosse del tutto sola.

E infatti proprio dietro di me c’era un padre, piuttosto giovane, con una bimba più piccola per mano, anche lei bionda, con la coda di cavallo.

L’ho individuato subito perché ha detto, con la bimba più piccola: “Non ti preoccupare, vedrai che il tuo monopattino sarà a scuola. Non può essere sparito”.

Per gran parte della strada ho avuto la bimba più “grande” in monopattino davanti a me di diverse decine di metri e il padre poco dietro, che sgambettava trascinandosi dietro l’altra figlia.

Devo ammettere di essere stata in ansia per tutto il tragitto. Va bene che viaggiava sotto il portico, ma la strada (tra l’altro parecchio trafficata) era lì a due passi.

E se cadeva? E se qualcuno la prendeva per il giacchino e se la portava via? E se qualcuno in bicicletta la investiva?

Mi ha colpito in particolar modo una scena. Ad un certo punto, la bambina ha girato l’angolo e si è bloccata, perché di fronte a lei c’era la strada ed era evidente che non aveva il permesso di attraversare da sola.

Si è voltata indietro e c’erano i palazzi che le ostruivano la vista e si è messa a chiamare suo padre, troppo lontano per sentirla.

Si sono fermate diverse donne, hanno fatto cerchio attorno a lei e si guardavano attorno per capire dove potesse essere il suo papà.

Nel giro di meno di un minuto, il padre è apparso dietro l’angolo e le ha detto: “Vedi? Lo sai che non ti devi allontanare troppo”.

E lì mi sono resa conto che crescere è riuscire a trovare quella giusta distanza tra te stessa e i tuoi genitori, creandoti giorno dopo giorno la tua indipendenza.

Allo stesso tempo, penso che un genitore trascorra tutta la vita a lottare tra la tentazione di tenere sempre sotto controllo i propri figli e la necessità di lasciarli soli a sbagliare.

Detto questo, forse a 5 anni girare da sola con il monopattino è un po’ presto, visto che pochi metri dopo si è infilata tra un pedone e una bici, sempre guardando per terra, e un’auto della polizia ha sfiorato il monopattino, facendola barcollare.

Non cambia il fatto che, un giorno, sarò senza ombra di dubbio una madre troooooppo apprensiva… 😉

E adesso a voi la parola!

Voi come la pensate? Dai, che l’argomento m’interessa!

 

7 pensieri riguardo “La giusta distanza per far crescere un figlio

  1. Ciao Alice ; è una domanda che mi sono posta tante volte nell'arco della mia vita,io ho due figli di età molto diverse e molto diversa era l'età che avevo mentre loro crescevano. Devo sicuramente ammettere che avere un figlio piccolo a poco più di 20 anni,significa essere probabilmente un genitore più avventato e un pochino meno responsabile,forse perchè sei animato dall'ottimismo della gioventù,almeno,per me è stato così! e tanto tanto diverso è invece essere un genitore più adulto,magari già provato da mazzate inaspettate che ti son piombate addosso lasciandoti senza fiato, le ansie prendono il sopravvento e si rischia di crescere i bambini sotto le famose campane di vetro! per finire e dopo anni di sperimentazioni e sensi di colpa ,concluderei che forse un passabile genitore dovrebbe avere la sensibilità e l'obiettività di capire quando il
    figlio è in grado di cavarsela da solo e lasciarlo andare…meglio comunque tenere le prime distanze al parco piuttosto che ai bordi di una strada trafficata!

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  2. Ai bimbi andrebbe lasciata la giusta dose di libertà per sperimentare, imparare, sbagliare e correggersi da soli. Purtroppo da qualche tempo siamo tempestati dalle brutte notizie (colpevoli TV, giornali e tutti i media in genere che così attirano l'attenzione e vendono di più) e l'istinto di protezione si accentua. Ma i figli crescono più insicuri e impauriti. Un genitore intelligente (quindi non parlo di me) deve lasciare molta più libertà ai propri figli per il loro bene, e limitarsi a vederli crescere il più possibile con le proprie forze e lasciandogli fare gli errori necessari.

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  3. D'accordo con te Alice, anche perchè lasciarli liberi di sperimentare significa anche aver fiducia in loro e aumentare la loro autostima!è molto bello che una giovane donna come te, si ponga questi quesiti!

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  4. Grazie Patty. A volte penso di pormi fin troppi quesiti… fin troppe domande… a volte penso che dovrei staccare la testa e lasciarmi vivere un po' di più. Detto questo, forse non si può imparare ad essere buoni genitori, si può solo amare i propri figli e cercare di fare del proprio meglio per crescerli. Senza darsi troppe colpe inutili e senza tagliar loro le ali per impedire che volino via. 🙂

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  5. Sai una cosa, papà, io penso che tu e la mamma siate stati dei genitori di grande intelligenza e sai perché? Perché non avete mai avuto paura di mettervi in discussione come persone. Non vi siete mai arroccati nelle vostre convinzioni. Avete sempre ascoltato, me e Ale, dandoci sostegno e lasciandoci andare per la nostra strada.
    Prova a pensarci. Non ero portata per la matematica, però mi avete lasciato fare lo scientifico. Mi avete sostenuto quando sono voluta andare a Lettere, anche se in tanti mi dicevano “e poi? Cosa vai a fare?”. Mi avete sostenuta quando ho avuto bisogno di aiuto e voi non potevate aiutarmi, se non lasciandomi nelle mani di qualcuno più preparato di voi. Mi avete sempre ascoltato e siete in prima linea a sostenere le mie follie sul blog! 🙂
    E con Ale, lo state lasciando libero di cercare la sua strada e di costruirsi un futuro a modo suo, anche se so che avete paura che vorreste interferire molto di più.
    Insomma, per me siete “genitori intelligenti” eccome. Altro che storie.

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