Vorrei solo dire che mi mancheranno

Nel corso dell’ultimo mese mi sono ritrovata a dover salutare due colleghe di lavoro, che hanno lasciato il nostro ufficio per prendere strade nuove e, sono certa, ricche di soddisfazioni.

La prima ad aver lasciato la nostra casa editrice ha iniziato a lavorare con noi un anno dopo che sono entrata io, quindi il suo inizio è stato anche il mio inizio.

Vicine come età, accomunate per certe (piccole) insicurezze, abbiamo affrontato le difficoltà dell’inizio insieme, aiutandoci, confrontandoci e confortandoci a vicenda.

Mi ricordo ancora i nostri primi articoli, quante volte li abbiamo dovuti riscrivere e riscrivere e riscrivere di nuovo, affrontando il senso di frustrazione per qualcosa che sapevamo avremmo imparato, prima o poi.

Siamo diventate “grandi” insieme, imparando giorno dopo giorno, assumendoci le responsabilità di un lavoro che a tratti ci piaceva come nient’altro e a tratti avremmo volentieri cestinato in blocco!

La seconda ad aver lasciato la nostra casa editrice è la persona che mi ha insegnato questo lavoro, la mia responsabile di redazione.

Mi ricordo ancora la mia prima settimana di lavoro, quando arrivarno le cianografiche del numero che stava andando in stampa.

Sfogliava le pagine, mi mostrava gli articoli, le varie rubriche; aveva la sicurezza di chi la rivista l’aveva pensata, scritta, corretta e ora la mandava in stampa.

Da lei ho imparato che una rivista è 10% scrittura e 90% ideazione, ricerca, richiesta di materiale, impaginazione, correzione, revisione, condivisione…

Ho imparato a distinguere una foto in alta risoluzione da una in bassa. A controllare i contatti delle aziende nei redazionali, a riguardare le didascalie delle foto prima che andassero in stampa, a controllare la copertina, anche nei dettagli più strani perché è lì che si vanno a nascondere gli errori.

Ho imparato a rispettare le scadenze e a non mettermi ansie inutili perché “quello che riusciamo a fare, facciamo. Quello che non riusciamo, non era poi così importante”.

Ho condiviso con loro uno spazio comune (tra l’altro ristretto!) per 7 anni, 5 giorni su 7, 9 ore al giorno per 11 mesi all’anno… e oggi vorrei solo dire a entrambe che, ognuna a proprio modo, mi mancherà.

 

4 pensieri riguardo “Vorrei solo dire che mi mancheranno

  1. Le/i colleghe/i diventano parte della nostra vita, considerato che si sta quasi più in ufficio che a casa. Sai Alice, mi hai fatto ricordare il mio saluto quando me ne sono andata in pensione e agli abbracci di alcune colleghe. Sicuramente qualcuna sarà stata indifferente, altre potranno avere sospirato di sollievo, ma alcune mi hanno abbracciata commosse come me, dicendomi che sarei mancata. Oggi alcune di queste le frequento ancora e mi mancano come dicono che io manco a loro. Abbiamo condiviso soddisfazioni, delusioni e anche pensieri personali e rimarranno sempre nel mio cuore.
    Claudia

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  2. “Abbiamo condiviso soddisfazioni, delusioni e pensieri personali e rimarranno sempre nel mio cuore”. Hai ragione Claudia, con i colleghi di lavoro a volte si finisce per condividere più che con la famiglia. Questo ovviamente se si ha avuto la fortuna di lavorare in un ufficio con ottime persone, perché esistono anche realtà dove è tutta una lotta per avere un po' di potere in più, e dove più che dei colleghi si hanno dei rivali.
    Quindi, se anche mi sento triste, in fondo ne sono lieta perché ho avuto la fortuna di lavorare con persone che oggi rimpiango.

    "Mi piace"

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