La famiglia attorno e sopra e sotto

Nel corso dell’ultimo mese mi sono ritrovata, mio malgrado, a sperimentare cosa si prova quando una persona a te vicina si ammala e viene ricoverata in ospedale.

È stato un periodo di attesa, di respiro trattenuto e batticuore ogni volta che suonava il telefono, di bruschi risvegli di notte – perché sentivo il suono del telefono anche nei sogni – e di ansia, perché non si sapeva cosa fosse successo di preciso, e di paura, paura di perdere una persona che non sono pronta a perdere.

Per fortuna a un certo punto hanno individuato la malattia, hanno iniziato a somministrare le cure e tutto è andato sempre meglio e anche se la vita cambierà e le cose non torneranno più come prima, almeno siamo usciti dalla “zona d’emergenza”.

Nel tornare alla normalità – casa, lavoro, amici – mi sono resa conto che questa esperienza, per quanto sia stata brutta, mi ha dato la riprova (se mai ce ne fosse stato bisogno) di quanto la mia famiglia sia una famiglia unita.

Ci siamo mobilitati tutti. Figli, nipoti, zii, prozii, genitori, ognuno ha dato tutto quello che poteva dare e ha fatto tutto quello che poteva fare. Nessuno si è tirato indietro e l’ho proprio vista e sentita: la rete famigliare che c’ha avvolti e sostenuti.

Per questo ho deciso che, di quei brutti giorni, più che l’ansia, la paura e la malattia, voglio portarmi dentro l’affetto e il sostegno che ogni singolo componente della mia famiglia ha saputo regalare agli altri.

Voglio portarmi dietro il sorriso commosso di mia nonna quando mi ha visto arrivare in ospedale. La tenacia di mia madre che, pur non dormendo la notte, andava avanti, giorno per giorno. La voce calma, seria, di mio padre che cercava di spiegarmi cosa stava succedendo, anche se nemmeno i dottori ci capivano nulla.

L’abbraccio di mio fratello, quando sono arrivata a casa loro e la casa era silenziosa e muta come può esserlo solo dopo una brutta notizia. E voglio ricordare lo sguardo di mio nonno, seguirmi dal letto dell’ospedale anche se non poteva parlare, ma so che sapeva che ero io.

Voglio portarmi dietro le telefonate infinite con mia madre, con mio padre, con mio fratello e le notti a dormire da mia nonna, per non lasciarla sola, a ricordare quando ci andavo da bambina perché mio padre non mi lasciava guardare la Corrida, e forse era solo una scusa per poter passare una notte senza figli per casa.

Voglio ricordare tutto questo, perché nonostante il dolore e lo spavento di quei giorni siano ancora tanto grandi, avevo attorno e sopra e sotto la mia famiglia. E questo niente e nessuno, nemmeno la malattia, potrà portamelo via.

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5 pensieri riguardo “La famiglia attorno e sopra e sotto

  1. Bellissima l'espressione sotto e sopra….rende l'idea dell'abbraccio grande che tutti insieme vi siete fatti!Sei fortunata e fai bene a riconoscerlo.La famiglia è proprio tutto.Stasera ce lo hai ricordato.
    Grazie

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  2. Dalla dedica della tua tesi ad oggi, ogni cosa che scrivi, dai ricordi che tu hai vissuto a quelli che mi sono mancati, mi fanno sempre commuovere.
    Non dimenticherò mai il giorno che andando a trovare il nonno, quello vero, si è commosso. In quel momento, tutto è tornato alla normalità, per quanto potrà esserlo.

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  3. Carissima Alice, so cosa hai passato, ci sono passata anch'io qualche tempo fa… il rimanere uniti in questi casi è la sola cosa che conta, è la sola cosa che ci dà la forza di andare avanti per superare le avversità della vita… sono lieta che tu ce l'abbia e che ora le cose vadano meglio… un abbraccio. Raffaella

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