Ci sarà lavoro per tutti questi laureati?

Negli ultimi mesi ho preso la (pessima) abitudine di uscire di casa, la mattina, all’ultimo secondo possibile, se non in ritardo, e mi sono trovata costretta a prendere un’infinità di scorciatoie, passando attraverso la zona universitaria.

La cosa più difficile è camminare veloce, alle 8e50 del mattino, cercando di passare attraverso gruppi numerosi e compatti di studenti, con le loro borse, gli zaini, gli ombrelli (quando piove). Più la navetta C, le biciclette, i motorini, i taxi… roba da salmone che risale la corrente.

Ogni volta che mi ritrovo a passarci attraverso, carpendo brandelli di discorsi su appunti, lezioni, professori, esami, l’unica cosa che provo è un senso di sollievo e di libertà.

E questo perché, nonostante il mio lavoro sia diventato, nel corso degli anni, sempre più impegnativo, per me lavorare significa essere libera.

Libera perché non ho compiti, esami e professori.

Libera perché guadagno e sono economicamente indipendente.

Libera perché lavoro scrivendo, anche se a volte mi ritrovo mediamente stanca di scrivere sempre e solo per lavoro! 😉

Non fraintendemi, tornassi indietro rifarei tutto il percorso di studi che ho fatto, però difendo il diritto dei giovani di desiderare un lavoro, ma un lavoro pagato, non un stage con rimborso spese, come propongono oggi le aziende.

E mi riferisco sia ai giovani che escono dall’Università sia a quelli che, per un motivo o per un altro, hanno deciso di terminare gli studi con la scuola dell’obbligo.

Questo perché ritengo che non tutti siano portati per lo studio e non credo sia produttivo tenere intere generazioni di giovani incagliati all’Università solo perché “se non fai l’Università, cosa mai andrai a fare?”.

Hanno preteso che l’Università diventasse una scuola che chiunque poteva frequentare e, anche se l’intenzione era buona, la realtà dei fatti è che il livello d’istruzione si è abbassato notevolmente e oggi spediamo nel mondo studenti laureati come fossero il prodotto di una catena di montaggio, senza preoccuparci di che cosa mai andranno a fare nella vita.

Forse, e dico forse, ci sarebbe bisogno di fare un passo indietro e rendere di nuovo l’Università quello che era: un luogo per gente che aveva veramente la voglia e la vocazione per lo studio, riportando certe tipologie di lavori fuori dalla formazione universitaria.

E voi? 

Come la pensate?

Un pensiero riguardo “Ci sarà lavoro per tutti questi laureati?

  1. In accordo totale Alice! Io poi, eliminerei i test d'ingresso così come sono ora, piuttosto verifiche al termine del primo anno per chi non è in pari con gli esami. Eventualmente un breve periodo per recuperare, altrimenti escludere da quella facoltà. Forse così si eliminerebbero le lauree prese per “vecchiaia”. Aggiungo poi, avvicinare di più le scuole secondarie al mondo del lavoro. Troppo vero???

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