Quando il mio amore è tornato a casa

Ho sempre preso in giro mia madre perché, quando mio padre andava via, in viaggio per lavoro, lei faticava a dormire la notte e si “struggeva” per la sua mancanza. E io… sono diventata anche peggio di lei! 😉

Andrea è andato in Brasile per un convegno: 30°C tutto il giorno, pioggia tutto giorno, grado di umidità pari al 90%, tanta povertà e tante strade pericolose dove era meglio non avventurarsi da soli (questo giusto per darvi il quadro generale).

E io sono rimasta qui, a casa nostra, a dormire male la notte e a pensare a mia mamma che, come me, faticava a dormire senza mio padre…

Non so come spiegarlo, ma la sera, quando mi mettevo sotto le coperte, il letto sembrava diventato troppo grande, come se si fosse allargato. E la camera era così silenziosa senza il suo respiro, senza il suo russare.

Per non parlare del fatto che la mattina mettevo l’acqua nel bollitore per due senza nemmeno rendermene conto e, a cena, prendevo dal cassetto due posate e due coltelli, accorgendomi dell’inutilità del gesto solo dopo averli appoggiati sul tavolo.

Il senso di assenza era anche acuito dal fatto che, tra fuso orario e costi proibitivi, non potevo chiamarlo ogni volta che volevo, per cui non sapete quante volte mi è successo di prendere fuori il cellulare per chiamarlo! Rendendomi conto solo dopo che non potevo.

In tutto questo, non ho potuto fare a meno di chiedermi come possa riuscire una persona che che ha trascorso tutta la vita insieme a un’altra persona, ad abituarsi a stare “senza”.

A dormire senza il suo respiro accanto, a cenare senza poter parlare con lui, a fare colazione in silenzio, guardando il muro della cucina, a non poterlo chiamare ogni volta che se ne ha bisogno, anche solo di sentire la sua voce.

Sì, lo so, sto “sconfinando”; è stato via solo per una misera settimana e ora è di là, in camera, che dorme e recupera le forze.

Però, capitemi, il suo “non esserci” mi ha portato a pensarci e a sentirmi fortunata quando, ieri sera, è rientrato a casa, con il suo sorriso stanco e il cappotto stropicciato dal lungo viaggio.

Così fortunata che, di nascosto, gli ho fatto una foto mentre svuotava la valigia; così, giusto per avere un ricordo del mio sentirmi fortunata.

E se mai scopre che l’ho pubblicato sul mio blog… come minimo mi fa causa! 😉

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8 pensieri riguardo “Quando il mio amore è tornato a casa

  1. Come ti capisco Alice! Dopo quasi 47 anni di matrimonio (come me) la mancanza della sua presenza non si sarà certo attenuata, anzi…e se sarà così…beh vorrà dire che sei fortunata…

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  2. Io non ci posso neppure pensare! Dopo 38 anni di matrimonio e 6 di fidanzamento lui è sempre il mio primo pensiero al mattino e l'ultimo alla sera. Siamo cresciuti insieme ,io avevo solo 14 anni, e ci siamo modellati l'uno sull'altra con amore e allegria. Ci sono i figli ,il lavoro e tanti interessi ma è lui la cosa più importante. No ,non credo ci si possa mai abituare!

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  3. Anche per me è lo stesso, tutte le volte che lei mi lascia solo,da quando sono tornato, qui sù nell'attico dove lei non mette mai piede perché dice che ci sono troppe scale da fare (manco avessimo una casa costruita tra la terra e alpha centauri) – e lei è un po' pigrona – sento di essere “senza”, anche se poi la sento, giù di sotto, che cucina, telefona, guarda la TV… a volte basta il dislivello di un piano, per sentirsi come in un viaggio lontano lontano…

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  4. Cara Claudia, sì, è vero, siamo fortunate. E anche coraggiose, perché amare una persona pur avendo paura di perderla è un gesto di grande coraggio. E lo dice una che ha passato gran parte della vita ad avere paura dell'amore. Ma questa… questa è un'altra storia. 🙂

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  5. Cara Alda. Non riesco a immaginare cosa possa significare passare tutta la vita insieme a qualcuno e crescere assieme (io e Andrea ci siamo incontrati già adulti). Però capisco cosa vuoi dire quando parli di modellarsi l'uno sull'altro… perché è quello che sperimento ogni giorno, con amore e spirito di adattamento! E penso che se modellarsi l'uno sull'altro è difficile… imparare a stare senza l'altro è, in compenso, impossibile. Un abbraccio a te e alla tua famiglia. 🙂

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  6. Sì, mia piccola Rita, è vero… è il lato bello e insieme complicato dell'amore, che ci costringe a dover fare i conti con la sua potenziale perdita. Ma anche questo è crescere, no?
    Grazie del tuo commento… ti mando un abbraccio.

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  7. Mio caro Andreinho, sai perfettamente che per te verrei fino ad alpha centauri… ma al piano di sopra non c'è la cucina! E il divano? Non è comodo come quello di sotto. 😉
    E comunque, esattamente come te, sono sempre collegata… ti ascolto mentre ripeti la lezione del giorno dopo, mentre giochi con l'X-BOX, mentre ti tocca fare da confessore al telefono.
    Ricorda che, al piano di sotto come al piano di sopra, sei e sarai sempre i miei due terzi.
    Con amore
    Alice

    PS per tutti: non ho un amante. Andreinho è il mio Andrea. 😀

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