Quando i lettori erano solitari

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Avete notato quanto sono cambiate le abitudini dei lettori da quando esistono i Social Network? La lettura è ancora un’attività per solitari o è diventato “momento condiviso”?

Riflettevo su questi argomenti qualche giorno fa nel corso delle mie pause pranzo solitarie, durante le quali mi piacerebbe molto riuscire a leggere.

Purtroppo però non sono brava come Rory Gilmore che, nella celebre serie TV Una mamma per amica, riusciva a far entrare nello zaino di scuola, già stracarico, anche una serie infinita di libri non scolastici (romanzi, racconti, poesie, saggistica… perché non si sa mai di cosa uno potrebbe aver voglia!) e poi leggeva e mangiava contemporaneamente. 😉

Questo pensiero mi ha fatto ricordare che, in quella specifica puntata, Rory veniva convocata dalla consulente della sua scuola perché, nel vederla ogni giorno sola, a mangiare isolata dalla musica e dall’immancabile libro, l’avevano etichettata come una solitaria con problemi relazionali e comportamentali.

La digressione non è per fare sfoggio della mia conoscenza puntale della serie (che forse non mi fa poi così onore), ma per spiegarvi quanto il web abbia cambiato l’immagine che abbiamo sempre avuto della categoria dei “lettori”.

La lettura è sempre stata un momento solitario e la maggior parte dei lettori, soprattutto quelli accaniti che divorano pagine e pagine prestando più attenzione ai libri che alla vita reale, erano a loro volta visti come dei solitari.

Certo sono sempre esistiti i “club del libro”, dove le persone appassionate di lettura si potevano incontrare e confrontare, ma diciamocelo non è che ci sia mai stata la fila fuori di gente che premeva per essere ammessa!

La diffusione capillare del web, in particolare dei blog e dei social network, ha però cambiato sia il nostro modo di leggere sia l’immagine che abbiamo sempre avuto di chi legge (tipo Leopardi, gobbo e solitario alla sua scrivania).

Vi faccio un esempio per spiegarmi meglio.

A tutti noi è capitato, leggendo un libro, di essere colpiti da una frase. Fino a poco tempo fa, c’era chi sottolineava la frase, così da poterla ritrovare e chi pensava che un libro non si tocca nemmeno con un fiore quindi teneva penna e quaderno accanto per appuntarsi le frasi su cui tornare a riflettere.

Nella stragrande maggioranza delle volte era un’attività del tutto solitaria. Leggo, una frase mi colpisce, la sottolineo o l’appunto da qualche parte, un giorno forse la ritroverò; al massimo si arrivava a immaginare che qualcuno, in un giorno lontano, avrebbe letto quello stesso libro e, trovando la sottolineatura, si sarebbe chiesto: “chissà perché ha sottolineato proprio quella frase?”.

I più socievoli tra i lettori, o i più “filosofi”, magari ne avrebbero parlato con degli amici durante una cena, ma avrebbero faticato a ricordare la frase esatta (a meno che non avessero, per caso, il libro nella borsa!), per cui l’avrebbero citata sforzando la memoria oppure l’avrebbero rielaborata mettendoci del proprio.

Tutto questo è stato oggi rivoluzionato dai Social Network. Il mondo è pieno di lettori che, mentre stanno leggendo un libro, si bloccano, estraggono il tablet o lo SmartPhone e pubblicano quella frase, quella che prima avrebbero sottolineato, e la condividono con tutta la loro rete.

Una rete di amici che, se trovano la frase di loro gusto, faranno un’azione: cliccherano “like”, condivideranno, commenteranno, trasformando il gesto solitario della lettura in un momento condiviso.

Ma c’è molto di più: non è un momento condiviso e basta, è un momento in cui mettiamo a nudo la nostra parte più intima e la esponiamo al giudizio degli altri.

Le frasi che ci colpiscono nei libri, infatti, svelano sempre qualcosa di noi, del nostro passato, del nostro presente, delle nostre ideologie, del nostro modo di vedere la vita, del nostro carattere, del sentimento che proviamo in quel momento, ecc.

Sono pezzi della nostra anima che noi diamo “in pasto” – potenzialmente – a milioni e milioni di persone.

E, attenzione, non sto dicendo che ci sia qualcosa sbagliato, vorrei solo farvi notare la portata di questo cambiamento: il passaggio generazionale dai “lettori solitari” ai “lettori sociali“.

Anche la diffusione del blog ha un ruolo importante in questa trasformazione, perché ha dato l’opportunità ai lettori di scrivere quello che pensano sui libri che hanno letto, di dare la loro opinione anche senza essere dei critici letterari e di confrontarsi con altri lettori, in una rete di scambio di esperienze che potenzialmente non ha limiti.

>>Tra l’altro, i blog dedicati in parte o in toto ai libri aprono delle opportunità di marketing per le case editrici, ma mi riservo di approfondire l’argomento in un altro post perché altrimenti non la finisco più!<<

In conclusione?

Non ho dubbi che continueranno a esistere i lettori “tradizionali”, quelli che leggono, sottolineano e il loro parere al massimo lo condividono con gli amici più intimi, però non si può negare che sia in corso una rivoluzione.

E voi?

Che cosa ne pensate? Che tipo di lettori siete? 😉

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2 pensieri riguardo “Quando i lettori erano solitari

  1. Ciao Alice , mi piacciono sempre, le tue riflessioni ! Quando leggo un libro, amo ancora sottolineare le frasi che mi piacciono di più , non ho paura di rovinarlo ,anzi, mi piacciono i libri vissuti ma non mi è mai venuto in mente di prendere il tablet e condividere il pensiero ,chissà perchè ? forse temo di banalizzarlo o forse voglio tenerlo solo per me….navigare e leggere sono per me attività assolutamente distinte che pratico in tempi e modi , molto differenti ; forse sono all'antica devo modernizzarmi 🙂

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  2. Cara Patty, io faccio la stessa cosa… e forse è solo timidezza, perché considero quelle frasi troppo rivelatrici di quello che sono e sento. Può capitare che io citi una frase perché mi ispira la scrittura di un post o per dimostrare un concetto, ma è diverso! Per come la vedo io, forse siamo semplicemente lettrici un po' meno sociali e… va benissimo così! 🙂

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