A mio suocero, che mio suocero non era

A fine settembre è morto mio suocero. Che poi non era ufficialmente mio suocero, visto che Andrea e io non siamo sposati, ma insomma, era per farvi capire.

Era un uomo testardo, caparbio, volitivo, di quegli uomini che non si lasciano guidare dagli altri, che hanno sempre e comunque il controllo della situazione, anche se sono malati, anche se non stanno in piedi per il dolore.

Era un uomo che ha trascorso 25 anni della sua vita a combattere contro svariate forme tumorali e metastasi eppure, quando penso a lui, io non penso alla malattia, penso alla forza.

Perché questo era: era un uomo forte, così pieno di energia e di vita che è riuscito più volte a rallentare il decorso della malattia, riuscendo a superare abbondantemente i pronostici infausti dei medici che, ciclicamente, gli davano “pochi mesi di vita”.

Era malato e spaccava la legna in pieno inverno. Era malato e saliva sul tetto per controllare la canna fumaria perché i calabroni avevano fatto il nido. Era malato e tagliava l’erba attorno a casa con il trattorino, e una volta si è anche mezzo ribaltato rischiando di farsi male sul serio.

Era malato ed è voluto rimanere nella sua casa quasi fino alla fine, nonostante fosse lontana, scomoda da raggiungere e troppo impegnativa per chiunque, ma non per lui.

Perché mio suocero apparteneva a quella generazione di uomini che sanno fare di tutto, sapeva aggiustare di tutto, con quella praticità che nessuno ti può insegnare perché o ci nasci o ci nasci.

Nel corso degli ultimi mesi, il dolore e la malattia gli avevano piano piano tolto tutto: era pelle e ossa, respirava a fatica, non vedeva quasi più niente, aveva dolori ovunque; eppure era ancora in grado di imporsi, di reagire, di arrabbiarsi, persino di mettersi a urlare, rauco e roco com’era, perché gli altri non lo ascoltavano e non facevano le cose come voleva lui.

Ho sempre pensato che siano state la sua forza, la sua energia, la sua determinazione a tenerlo in vita, anche forse più di tutte le terapie che ha sperimentato, anno dopo anno.

O forse sono state le due cose insieme perché senza la sua forza, senza la sua energia, senza la sua determinazione non avrebbe potuto sopportare tutte quelle terapie… e le brutte notizie che, dopo ogni tentativo, arrivavano a distruggere ogni speranza.

Lui è andato avanti, passo dopo passo, finché la malattia è diventata troppo grande e il suo corpo sempre più piccolo, sempre più secco, sempre più inadatto a esprimere tutta la forza e l’energia vitale che lui ha sempre avuto.

Ho pensato a questo, quando ho accompagnato Andrea a vederlo, già deposto nella bara, pochi giorni prima che si svolgesse il funerale.

Ho guardato quel corpo consumato dalla malattia, quel vestito elegante che gli cadeva per forza di cose troppo largo e troppo grande, quel volto scavato dalla dolore degli ultimi giorni e ho pensato che, finalmente, la sua forza, la sua energia, la sua determinazione, la sua volontà… tutto quello che Franco è stato nel corso della sua vita era finalmente libero.

 

Un pensiero riguardo “A mio suocero, che mio suocero non era

  1. Ho 70 anni, ho perso da pochi mesi mio marito dopo un rapporto durato oltre 50 anni. Lui che era energia, voglia di fare, allegria e molto altro se ne è andato in un attimo, nel sonno. Tuo suocero invece ha vissuto molti anni con la malattia e ha lottato.
    La morte fa schifo.
    Un abbraccio, Daniela

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