Il giorno in cui ho accettato di non essere solo scrittura

Quando ho cambiato lavoro, e sono passata dal tempo pieno al tempo partime, la prima cosa che ho pensato è stata: “Oh! Bene! Ora che ho più tempo libero, finalmente potrò dedicarmi alla scrittura”.

E invece? Invece è successa una cosa strana che, a pensarci a posteriori, forse era anche prevedibile che accadesse… È successo che mi sono ritrovata a scrivere per passare il tempo, per riempire le ore libere, per colmare un vuoto che era anche, prima di tutto, un vuoto mentale, figlio della mia incapacità di immaginarmi a fare qualcosa di diverso dallo scrivere.

Stavo al computer, riempivo pagine e pagine e, a un certo punto, mi sono sentita soffocare, annaspare, vi giuro mi mancava l’aria, come se fossi imprigionata dentro una scatola troppo stretta.

E ho capito una cosa. Ho capito che ho trascorso una vita intera a immaginarmi in un determinato modo, a incasellare me stessa dentro uno stereotipo e la verità è che avevo paura di scoprire che potevo essere altro, che potevo fare a meno della scatola, anche se l’avevo costruita io stessa.

Così ho spento tutto. Ho salvato tutto quello che avevo scritto, ho messo in stand by il blog (tra l’altro appena nato) e mi sono messa alla ricerca: ho aperto Google e ho cercato “corsi gratuiti a Bologna”.

Dalla ricerca così generale sono approdata, seguendo i miei interessi personali, a scoprire la rete inter-bibliotecaria di Bologna, con una marea di eventi, corsi, seminari, incontri (anche gratuti).

Il primo risultato della mia ricerca è stata la frequentazione di un corso di meditazione Mindfulness Psicosomatica, che ho scoperto grazie agli incontri tenuti presso la Biblioteca Ruffilli.

Il secondo è la frequentazione, ormai assidua, del circolo di lettura “Un libro in borsa”, che mi ha fatto ritrovare il gusto per la lettura.

Potrà sembrare poca cosa, ma da questi due semplici rami hanno iniziato a germogliare foglie e fiori: ho iniziato a partecipare a sessioni di meditazione nel parco, presentazioni di libri, lezioni sulla filosofia, incontri con autori e scrittori; e molto spesso sono nate anche fruttuose collaborazioni di lavoro.

Insomma, mi si è aperto un mondo e, soprattutto, sono riuscita a trovare “parti” di me che nemmeno sapevo di avere.

Per tornare alla metafora iniziale, ho visto i bordi della scatola diventare sempre più sfumati, sempre meno nitidi, meno netti e ho pensato che, anche se l’ignoto e l’infinito fanno paura, sono comunque meglio di una scatola troppo stretta, in cui è impossibile riuscire a muoversi.

Con questo non voglio dire che abbandonerò la scrittura (non potrei farlo nemmeno se mi impegnassi), ma che ho bisogno di essere anche altro, di sentirmi altro, esattamente come quando, frequentando il Master in “Marketing strategico e operativo”, mi sono accorta di essere qualcosa di diverso rispetto alle parole.

So che tutto questo discorso può suonare poco chiaro… spero di riuscire a spiegarmi meglio raccontandovi, nei prossimi post, le esperienze di vita che ho fatto e che sto facendo, e quello che mi hanno insegnato di me stessa.

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