Pensieri sull’amore paterno al concerto di Tiziano Ferro

Al concerto di Tiziano Ferro mi sono ritrovata per caso seduta accanto a un padre che aveva evidentemente accompagnato la figlia… e mi sono sorpresa a pensare al padre della mia amica Lisa che, nel 1995, l’aveva accompagnata al concerto dei Take That.

Entrambi questi padri mi hanno fatto pensare ai milioni di piccoli gesti d’amore che, nel corso della vita, riceviamo dai nostri genitori e ai quali, spesso, non prestiamo attenzione. 

Ma… andando con ordine… 

A fine giugno sono stata al concerto di Tiziano Ferro con la mia amica Annarita, come me grande appassionata delle sue canzoni, tanto che avevamo comprato i biglietti con un anticipo di diversi mesi

Accanto a me era seduto un padre insieme a sua figlia. La ragazza avrà avuto circa 13 anni e ha passato tutto il tempo in piedi, cantando a squarciagola e registrando stralci di concerto con il suo SmartPhone.

Il padre, dal canto suo, è rimasto seduto composto per tutto il tempo, senza quasi muoversi. Ogni tanto scattava una foto alla figlia e la condivideva in un gruppo Whatsapp denominato “Famiglia”.

Li osservavo e, all’improvviso, mi sono ricordata di un altro concerto: quello dei Take That al Palasport di Casalecchio di Reno, nel lontano 21 aprile 1995.

A quel tempo la mia amica Lisa e io avevamo 12 anni ed eravamo fan “sfegatate” dei Take That (poster alle pareti, iscrizione al fan club ufficiale con sede a Manchester, musicassette e videocassette ascoltate all’infinito, canzoni imparate a memoria e cantate in un inglese più o meno attendibile, ecc., ecc.).

Ovviamente era impensabile che i nostri genitori ci lasciassero andare sole ed era anche parimenti impensabile che pagassero una cifra che non ricordo, ma all’epoca sarà stata esorbitante, per comprare i biglietti e andare tutti insieme al concerto di quello che, almeno per i nostri genitori, era un gruppo di “bellocci sfigati che non sapevano neanche cantare”.

Poi successe una cosa che cambiò tutto. Una radio indisse un concorso: se riuscivi a collezionare un certo numero di punti, acquistando non so più quali prodotti di quale marca, avevi la possibilità di vincere i famigerati biglietti!

Ammetto che mi arresi in partenza. Mi sembrava un numero di punti veramente impossibile da raggiungere e pensai: “Alla fine finirò per spendere più che se li avessi comprati direttamente”.

La Lisa invece adottò un metodo che si rivelò vincente: coinvolse tutta la famiglia nella raccolta punti – amici, parenti, conoscenti e amici di amici – e alla fine riuscì a raggiungere (e forse anche superare) il numero di punti richiesti e vinse i due mitici biglietti messi in palio.

A nulla valsero (ovviamente e giustamente) le nostre richieste di andare insieme: eravamo due ragazzine, figurarsi se ci mandavano a un concerto da sole! Ricordo che mia madre mi disse: “Potevi fare come la Lisa e avreste vinto 4 biglietti, invece di 2”. Non credo ribattei oltre, aveva mica tutti i torti!

Tutta questa storia per dirvi che Lisa andò al concerto con suo padre e, nonostante siano trascorsi oltre 20 anni da quel giorno, non avevo mai pensato a suo padre durante quel concerto…

Non ho mai pensato a suo padre finché, al concerto di Tiziano Ferro, non mi sono ritrovata a spiare di sottecchi un altro padre che, paziente, sopportava seduto accanto alla figlia, e mi sono ritrovata a pensare che forse il padre della Lisa, a suo tempo, si sarà portato i tappi per le orecchie perché – ammettiamolo – a certi concerti non ascolti le canzoni, a certi concerti riesci appena a sentire la voce del cantante tanto viene sovrastata dal pubblico che canta tutto insieme.

A certi concerti ci vai per questo: per cantare con tutta la voce che hai in corpo, per piangere singhiozzando sulle note di quella maledetta canzone che sono 20 anni che ascolti e tutte le volte, ma proprio tutte, ti fa piangere.

Voglio dire che quando sei un padre e accetti di andare a un concerto di un gruppo che ascolti tuo malgrado ogni giorno attraverso la porta rigorosamente chiusa di tua figlia, un concerto dove l’unica cosa che sentirai saranno le grida stonate di migliaia di altre ragazzine, forse tua figlia sul momento lo vivrà come una mezza ingiustizia perché avrebbe preferito andarci con l’amica, ma un giorno capirà che quello è stato un gesto di grande, immenso amore.

E il padre, le orecchie sanguinanti per due ore di grida, pianti e rimbombo fastidioso per la musica troppo alta e un’acustica decisamente pessima, uscirà orgoglioso di aver condiviso un momento così magico e importante per la sua bambina che, purtroppo, sta crescendo anche troppo velocemente.

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