Modi diversi di percepire un lavoro

Chi segue questo blog sa che ho lavorato per otto anni in una casa editrice. Ogni volta che qualcuno mi chiedeva “Che lavoro fai?” e io rispondevo “Sono un redattore, scrivo per una casa editrice”, la reazione era più o meno sempre la stessa: “Ma dai!? Che bello!”.

Da due anni a questa parte, quando mi chiedono che lavoro faccio e rispondo che lavoro per SO.CREM Bologna, la società di cremazione, le reazioni vanno dall’incredulo “No, dai, sul serio, che lavoro fai?” al compassionevole “Poverina! Come ci sei finita?” fino al monosillabico “Ah!”, con fugaci gesti scaramantici di varia natura e seguente imbarazzo: “Scusa, sai, ma… capisci, no?”.

Pensate che, qualche settimana fa, ho telefonato a un’agenzia governativa per avere informazioni su un nostro socio che si è trasferito all’estero e che non riusciamo più a contattare.

Quando mi sono presentata, al telefono, dicendo che ero Alice Spiga della SO.CREM Bologna, società di cremazione, dall’altra parte hanno detto: “Oddio! Che cosa è successo?”.

Insomma, salvo qualche eccezione, hanno reagito e reagiscono tutti come se il mio lavoro fosse qualcosa di pericoloso, dal quale tenersi alla larga, oppure la più grande sventura che potesse capitare nella vita.

E la cosa più interessante è che, quando lavoravo in casa editrice, io non mi sentivo affatto “Dai! Che bello!”, tutt’altro.

Non fraintendetemi, scrivere è sempre stata la mia passione, il problema è che non mi piacevano gli argomenti dei quali dovevo scrivere.

Lo facevo, ci mettevo tutto il mio impegno e la mia dedizione, ma non ho mai nutrito interesse per le piscine e per gli impianti sportivi.

Oggi, invece, gli “altri” percepiscono il mio lavoro esattamente al contrario di come lo vivo io. Gli argomenti di cui tratto adesso – cremazione, post-mortem, fine vita, cure palliative, Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT) – fanno impallidire la stragrande maggioranza delle persone con cui parlo, eppure mi hanno appassionato sin dal mio primo giorno in SO.CREM.

E continuano ad appassionarmi perché sono argomenti sui quali è possibile spaziare pressoché in qualsiasi direzione (analizzandoli da un punto di vista sociologico, culturale, storico, artistico, poetico, cinematografico e tanto altro) e, per una persona come me che ama scrivere (e studiare), è come avere un credito illimitato in un negozio di dolciumi!

Quindi, per fugare ogni dubbio: io non accendo fuochi e non brucio nessuno! Mi occupo di scrivere articoli, organizzare eventi e convegni, gestire la pubblicità e la comunicazione.

Tengo i rapporti con le onoranze funebri, con il polo crematorio, con i cimiteri, con la polizia mortuaria (prima neanche sapevo esistesse, ora la chiamo PM); in pratica, faccio lo stesso lavoro che facevo in casa editrice, solo in un settore diverso che, personalmente, trovo più stimolante e socialmente utile

Nel mio attuale lavoro, infatti, entro in contatto con persone malate che stanno per morire, persone in lutto o che stanno per perdere qualcuno che amano, persone sane e in salute che però vogliono informazioni su come funziona un funerale, su che cosa devono fare per essere cremati, su che cosa possono scrivere nel loro testamento biologico (che ora si chiama DAT).

E questo in pratica ogni giorno. E sapete una cosa? Non fa bene solo a me (il mio rapporto con la morte è nettamente migliorato), ma anche alle persone con cui entriamo in contatto.

Non avete idea di quante volte, dopo una lunga chiacchierata su questi temi, mi sento dire: “Grazie, signorina, è liberatorio poterne parlare apertamente. In famiglia, ogni volta che tiro fuori l’argomento, tutti cambiano discorso”.

E questo mi fa sentire che, seppur nel mio piccolo, sto facendo la differenza.

In definitiva. Non voglio dire che chiunque dovrebbe fare un lavoro in questo settore, e non è detto che su tutti abbia lo stesso effetto positivo che sta avendo su di me; era solo per riflettere, e farvi riflettere, sulla diversa percezione che si può avere di un lavoro

E voi?

Che lavoro fate? Vi piace il vostro lavoro? E gli altri? Come lo… percepiscono? 😉

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...