Lascia libero quello che scrivi

Questo mi ha detto Anna, una ragazza che ho avuto la fortuna di conoscere al corso di scrittura creativa di Gianluca Morozzi*:

“Secondo me sbagli. Dovresti lasciare libero quello che scrivi”.

È successo la settimana scorsa, quando siamo andate insieme a un reading presso il Centro delle Donne qui a Bologna: un mix di lettura di poesie, rappresentazione teatrale e racconto dell’esperienza personale della poetessa (che ha lavorato con i malati psichiatrici).

Devo dire una bellissima esperienza che, non so bene per quale motivo, ha risvegliato la mia voglia di scrivere che, da troppo tempo, giaceva addormentata.

Sono arrivata e mi sono trovata in un chiostro dove un vento dispettoso sfogliava i programmi lasciati in giro ad uso dei visitatori, e nel vedere Anna che agitava in aria una mano per farsi vedere, ho sentito che tutto questo sarebbe diventato qualcosa.

Eri lì, vestita di rosso, 
in tinta con il rossetto,
una mano al cielo per farti vedere
nella ressa di colonne
e di sgabelli pieni e vuoti. 

E io non so che cosa provai, 
non sapevo di dover provare qualcosa 
eppure qualcosa era successo, 
una pietra spostata
un angolo ripiegato
un foglio volato via
nell’illusione di avere le ali. 

Mi è venuta così, spontanea, senza alcuna forzatura. Ed erano sette anni che non scrivevo qualcosa che assomigliasse a una poesia.

Ho scritto brevi racconti, tanti inizi di qualcosa che ancora non so che cosa siano, ho scritto post per il mio blog, articoli e comunicati stampa per il lavoro, ma nessuna poesia.

Dopo, mentre eravamo in gelateria e parlavamo di scrittura, di fotografia, di blog e di reading e di tanto altro, all’improvviso mi ha guardata e ha detto: “Secondo me sbagli. Dovresti lasciare libero quello che scrivi”.

E mi è piaciuta la metafora del “lasciare libero” perché mi adatta perfettamente al mio scrivere impulsivo e convulsivo, per poi lasciare tutto nel computer a prendere polvere e a diventare vecchio (e io insieme a quello che scrivo e che non pubblico).

Allora mi sono chiesta: se non mi decido a lasciare libero tutto quello che scrivo, quando potrò farlo? Da morta? 

E voi?

Condividete quello che scrivete oppure fate come me e lasciate tutto chiuso in un “cassetto” in attesa di non si sa che cosa?

Note
*in merito al corso di scrittura che ho seguito, potete leggere anche:

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