I motivi per cui ho iniziato a scrivere

Ho iniziato a scrivere nel 1995. Mio nonno era morto da due anni, mio fratello era nato da due anni e io mi ero innamorata per la prima volta nella vita. In pratica, ero una pentola a pressione: o fischiavo o esplodevo.

Così ho cominciato a scrivere.

E la prima forma di scrittura che ho “sperimentato” è stata un classico anni ’90: il diario segreto, con tanto di lucchetto e chiave.

Nella prima pagina del mio primo diario incollai il santino con la foto di mio nonno, senza commenti, senza parole, come a dire: “La foto è qui per dire tutto quello che non so dire”.

Nella pagina seguente cominciai con: “Inizio questo diario nell’anno in cui, per la prima volta, ho scoperto che cosa vuol dire essere innamorata”. Molto aulico, non trovate? 😉

Tutto il resto è una sequenza pressoché infinita di tutte le occasioni in cui riuscivo a trovarmi vicino al mio “primo amore”, con una dovizia di particolari che rasenta il ridicolo. Per farvi capire, descrivevo persino come ero vestita io e come era vestito lui.

E per riuscire a… trovarmi vicino a lui ne combinavo di tutti i colori, tipo appostarmi sulla strada, da sola o con un’amica, in attesa che passasse in motorino.

Oppure sostare alla finestra, con vista parco, in attesa di vederlo comparire con il cane al guinzaglio; afferravo il sacco del pattume e via, fuori, verso il bidone dei rifiuti, solo per potergli passare accanto, con il cuore che mi batteva forte sotto le costole.

Cose da ragazzine.

Comunque, oltre al diario, nello stesso periodo ho iniziato a scrivere poesie. E qui stenderei un velo pietoso perché le mie prime “rime” erano… beh, erano pietose, illeggibili. Le ho tenute solo perché non so separarmi dalle cose che scrivo, anche quando sono improponibili.

Il diario e le prime “poesie” erano, in parte, un modo per mettere ordine nelle emozioni che provavo e che, ancora, non sapevo bene come vivere e, in parte, per lasciarne una traccia.

Forse già presagivo, pur non sapendolo coscientemente, che certe emozioni – i primi amori, le prime uscite, le prime figure di merda, la prima volta che senti il cuore battere fin dentro le orecchie, la prima volta che ti senti diventare paonazza nel parlare con qualcuno – sono uniche e irripetibili.

Perché poi si cresce, si diventa adulti, e anche il modo di amare si trasforma. Proprio come il modo di scrivere.

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