Per essere scrittori dobbiamo avere dei lettori?

La scorsa settimana ho trovato, su internet, una poesia di Ahmed Al-Shahawi, scrittore egiziano nato a Damietta nel 1960 e tutt’ora vivente.

Nei suoi versi, Ahmed si chiede “Che cos’è l’inferno?” e non descrive un luogo di fuoco o di ghiaccio. Non racconta di diavoli e di torture, ma uno spazio fatto di silenzi e di vuoto, dove non c’è risposta alle nostre domande, dove manca il calore dell’Altro e domina l’Assenza.

Un verso in particolare mi ha colpito: “[L’inferno è] scrivere senza avere lettori”.

Queste poche parole mi sono rimaste impigliate nella memoria. Nell’economia complessiva della poesia, è una frase che ha senso perché, appunto, sintetizza quel “vuoto infernale” che il poeta descrive.

Allo stesso tempo, però, non penso sia vero in senso assoluto. Scrivere senza avere lettori non è sempre un inferno anzi, talvolta può essere una benedizione, può essere un atto liberatorio e salvifico.

Nel corso della mia vita, ho scritto spesso senza avere lettori. O meglio: ho scritto senza volere dei lettori perché, se sai che nessuno leggerà quello che stai scrivendo, scrivi in modo più libero, senza dover tenere in considerazione il Giudizio degli Altri.

Nei miei periodi di “scrittura senza lettori” mi sono spesso chiesta: posso comunque auto-definirmi una scrittrice se non ho lettori? 

Per essere “scrittori”, è necessario che quello che scriviamo abbia un senso e uno scopo e una destinazione? Perché non posso scrivere una storia e lasciarla in un cassetto, o meglio dentro una cartella del computer con il titolo “no name” o “00”?

Magari è solo un pezzo di qualcosa e resterà sempre e solo un pezzo di qualcosaMagari non è un inizio, magari non è un continuo, magari è un finale di una storia che non scriverò mai.

Magari è solo una vecchia che, in paese, chiamavano la cappellaia e che resterà lì, seduta sulla sua sedia fuori da una casa decrepita quanto e più di lei, e non diventerà mai altro che questo.

Scrivo, e ho sempre scritto, perché ne ho bisogno. Scrivo perché serve a me. Scrivo perché mi aiuta. E poco importa se non finirò mai qualcosa che ho iniziato. Finire per andare dove? Per diventare che cosa?

Sono già quello che voglio essere: sono una donna che scrive. Ero una ragazzina che scriveva, ero un’adolescente che scriveva, ora sono una donna che scrive. Forse un giorno sarò una madre che scrive, una nonna che scrive o solo una vecchia decrepita che scrive, ingobbita, con le mani corrose dall’artrite.

Poi, una sera, dopo quasi otto mesi che non pubblicavo più nulla sul mio blog, ho seguito un impulso, un bisogno di condivisione che non sentivo più da tempo e… mi sono messa a scrivere un post.

Ed è stato talmente… appagante ricominciare a condividere pensieri, ricordi e idee con gli Altri che non ho più smesso e in due giorni ho scritto sei post (compreso questo), che ho programmato perché fossero online nel corso di un paio di settimane.

Quindi, alla fine, forse è vero che abbiamo bisogno di lettori. Però, magari, non sono necessariamente i lettori a renderci scrittori… chissà…

Voi che cosa ne pensate?

3 pensieri riguardo “Per essere scrittori dobbiamo avere dei lettori?

  1. Scrivo per me sui miei quaderni: riflessioni, pensieri, memorie.
    Ma scrivo storie perché sento l’urgenza che siano lette. Quindi sono assolutamente convinta del verso “[L’inferno è] scrivere senza avere lettori”

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  2. Penso che nel momento stesso in cui affermiamo di aver scritto qualcosa siamo in cerca di lettori, si può scrivere senza essere letti, per tutta una serie di motvi, ma proclamarsi “scrittori” automaticamente testimonia il bisogno di lettori.
    Quindi sì, condivido pienamente il verso!

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  3. A un certo punto scrivi: “scrivo perché ne ho bisogno”.
    Se non la conosci, informati sulla Piramide di Maslow e scoprirai che dopo i bisogni fisiologici e di sicurezza, in ordine di importanza, per ogni essere umano vengono i bisogni di appartenenza alla comunità, tra i quali quelli di comunicazione, e quindi di scrittura. Così scoprirai di essere un essere umano in piena regola.

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