Ricordi di inizio Primavera

Quando vivevo da sola, un pomeriggio andai al parco pubblico vicino a casa e mi sedetti su una panchina. Era l’inizio della Primavera, proprio come adesso, quindi la stagione per me più bella: sole che riscalda, ma ancora non brucia, la natura che si risveglia, ma ancora niente allergia ai pollini.

Ero andata a sedermi su quella panchina perché volevo ricordare un momento preciso della mia vita, uno di quelli in cui sarebbe potuto cambiare tutto, in cui sarebbe bastato il coraggio di fare un solo passo, quello “in più”.

Poi, come spesso mi capita, mi sono distratta a guardare le persone che mi passavano davanti e a immaginare i loro pensieri, le loro idee, le loro emozioni. Chissà dove andavano? Chissà da dove venivano? Chissà se ci sarebbero stati ancora domani. 

C’era un mondo intero che mi passava davanti. Madri che spingevano il passeggino – “Sono stanca, non ne posso più, vorrei avere un po’ di tempo per me, perché nessuno lo capisce?”

Uomini che correvano in compagnia della musica – “Forse domani potrei invitarla a cena, così avrei tutto il tempo per dirle, con calma, che ho bisogno di una pausa, si insomma per riflettere”.

Bambini con le braccia sollevate al cielo, a sentirsi campioni del mondo per essere riusciti a infilare la palla nei pochi centimetri liberi tra l’albero e le gambe del portiere – “Goooooollllllll”.

E intanto le nonne li scrutavano severe e preoccupate, la mano messa a coppa per riparare gli occhi dal sole – “Perché deve proprio buttarsi a terra in quel modo! Finirà per sporcarsi di erba e poi tocca a me con sua madre!”.

Un mondo intero attorno a me. Fatto di persone coraggiose, persone che dalla scaletta erano scese, anche se davanti a loro c’era l’infinito ed erano perfettamente coscienti di non essere Dio.

10 pensieri riguardo “Ricordi di inizio Primavera

      1. Scusa sono in frastuono e ho premuto senza spiegare l’immagine della scaletta mi ha ricordato il pianista sull’ Oceano… e la gente che è scesa da quella scaletta invece che a continuare a vivere tra gli 88 tasti di un piano. Presente?

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      2. Mitica! Mi riferivo ESATTAMENTE a quella scaletta! Anche se il riferimento era al libro da cui hanno tratto il film: Novecento di Alessandro Baricco che conosco a memoria, parola per parola. 😍

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  1. ” Tutta quella città… non si riusciva a vederne la fine…
    La fine, per cortesia, si potrebbe vedere la fine?
    Era tutto molto bello, su quella scaletta… e io ero grande con quel bel cappotto, facevo il mio figurone, e non avevo dubbi che sarei sceso, non c’era problema.
    Non è quello che vidi che mi fermò, Max
    È quello che non vidi.
    Puoi capirlo? Quello che non vidi… In tutta quella sterminata città c’era tutto tranne la fine.
    C’era tutto.
    Ma non c’era una fine. Quello che non vidi è dove finiva tutto quello. La fine del mondo.
    Tu pensa a un pianoforte. I tasti iniziano. I tasti finiscono. Tu lo sai che sono 88 e su questo nessuno può fregarti. Non sono infiniti, loro. Tu sei infinito, e dentro quegli 88 tasti la musica che puoi fare è infinita.
    Questo a me piace. In questo posso vivere.
    Ma se io salgo su quella scaletta, e davanti a me si srotola una tastiera di milioni di tasti, milioni e miliardi di tasti, che non finiscono mai, e questa è la verità, che non finiscono mai… Quella tastiera è infinita.
    Ma se quella tastiera è infinita allora su quella tastiera non c’è musica che puoi suonare. E sei seduto sul seggiolino sbagliato: quello è il pianoforte su cui suona Dio. ” 🙂

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