La folle incoscienza di una madre

Il 23 aprile, mentre camminavo sotto il portico diretta verso la stazione dei treni, una donna davanti a me si è voltata all’improvviso e ha strillato forte, con una veemenza tale da investirmi anche se non c’entravo nulla:

“FIONA! SBRIGATI!”

Mi sono voltata per cercare di capire con chi stesse urlando e ho visto una bambina, sette anni al massimo, con i capelli corti, nerissimi: teneva le mani appoggiate alla vetrina del tabaccaio (che vende anche giocattoli di vario genere) e guardava con gli occhi spalancati, pieni di meraviglia.

La donna ha continuato a camminare dritta sotto il portico, guardando il cellulare e ignorando la bambina che restava inchiodata alla vetrina, tanto che mi sono chiesta se avesse parlato proprio con lei, magari chiamava qualcun’altra.

Allora mi fermo, fingo di cercare qualcosa nella borsa e intanto tengo sotto controllo la bambina perché, apparentemente, è rimasta sola, tra l’altro in una zona non proprio raccomandabile della città.

Passa un minuto al massimo, la donna si volta di nuovo, ma continua a camminare all’indietro, come se non volesse perdere tempo. Strilla di nuovo, la voce sempre più isterica: 

“FIONA! HO DETTO CHE DEVI MUOVERTI! GUARDA CHE TI LASCIO QUI!”

La bambina si gira, guarda la donna, sbuffa, dice: “Sì, mà, arrivo” e si mette a correre dietro quella che, a questo punto, capisco essere la madre.

Madre che continua a camminare spedita, arriva alle strisce e attraversa, senza aspettare la figlia, senza prenderla per mano e la bambina arranca, corre dietro la madre con un autobus che arriva da sinistra, un motorino che viene da destra.

La madre attraversa guardando il cellulare, senza degnare di uno sguardo la figlia e io resto ferma, esterrefatta; le lascio andare avanti, lascio che si perdano tra la folla della gente diretta in stazione, non le seguo più.

Mi fa troppo male seguirle, mi mette troppa ansia. Penso all’incoscienza di questa madre e non so che cosa sperare: che non sia lucida in quello che sta facendo o che sia un modo tutto suo per “responsabilizzare” la figlia e farla crescere.

Da parte mia, a me è sembrata pura e semplice follia.

Foto di Denise Husted da Pixabay

PS: mi era già successo di assistere a scene simili, come racconto nel post La giusta distanza per far crescere un figlio

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