Ventitré anni in un battito di ciglia

L’altra mattina mi sono accorta che, sulla panchina dove mi siedo ad aspettare il treno, era comparsa una scritta d’amore dedicata a un ragazzo.

Per un curioso caso di omonimia, quel nome scritto sulla panchina mi ha fatto tornare in mente l’estate del mio primo bacio, nel 1996.

Il 1996… ora siamo nel 2019 e, se la matematica non è un’opinione, significa che sono trascorsi ventitré anni. Avevo quasi 14 anni, ora ne ho quasi 37.

Quell’anno gli Articolo 31 cantavano 2030 e a me sembrava così lontano, il 2030, quasi irraggiungibile; ora sembra dietro l’angolo, appena una, forse due svolte di vita e saremo lì, nell’anno in cui “si esce con la maschera antigas”.

>>E non vorrei ricordarvelo, ma il futuro immaginato nel secondo capitolo della trilogia “Ritorno al Futuro” era il 2015… sì, lo so, è scioccante. ;)<<

Ad ogni modo, nei ventitré anni dal mio primo bacio fino ad oggi, mi sono innamorata diverse volte pur non essendo corrisposta, ho vissuto da sola (io e la mia rosa gialla, un po’ come il Piccolo Principe sul suo pianeta).

Ho conosciuto Andrea e ho inaugurato il mio primo (e spero) unico periodo da “nomade”, zaino in spalla tra casa mia e casa sua, salendo e scendendo da differenti mezzi di trasporto per attraversarmi tutta la città da parte a parte (e domandandomi come diamine avrei fatto se fossi stata in sedia a rotelle).

Ho perso circa dodici kilogrammi, sacrificati alla divinità Ansia, e li ho riguadagnati quasi tutti trovando una stabilità emotiva che non credevo di poter mai raggiungere.

E se ripenso a questo periodo lungo ventitré anni, mi sembra sia passato appena un battito di ciglia, come in quei film in cui ti corichi bambino e ti svegli adulto.

Io sono andata a dormire che avevo (quasi) 14 anni, un fratello di 4, una casa troppo piccola per contenere una famiglia di 4 persone e la mattina dopo avevo (quasi) 37 anni, un compagno di vita di (quasi) 44 e una casa di campagna con un giardino che non avrei sperato di avere neanche nei miei sogni più arditi.

Nel ripensare a tutto questo, mi sono resa conto che non vorrei mai tornare indietro. Non provo nostalgia per il passato, forse perché sto decisamente bene dove sono ora.

Come ho scritto nel 2010, nella poesia intitolata Futuro:

“Divento ogni giorno di più
qualcuno che mai
avrei pensato di essere”

E voi? 

Che cosa ne pensate? State meglio dove siete ora o provate nostalgia per il passato? 

Foto di Stefan Keller da Pixabay

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