La ragazza che scriveva all’ufficio postale

Due giorni fa sono andata all’Ufficio Postale a ritirare una raccomandata. Mi sono seduta nell’ultimo posto rimasto libero, accanto a una ragazza che scriveva su un quaderno.

Aveva una calligrafia minuta e fitta, tipica di chi ha tanto da esprimere e teme di non avere abbastanza spazio (o abbastanza tempo). Ogni tanto, una ciocca di capelli le finiva davanti al viso; allora smetteva di scrivere, poggiava la penna tra le pagine del quaderno e rimetteva la ciocca dietro l’orecchio, con un gesto fluido e paziente, consolidato dall’esperienza. 

Ho provato un senso di comunione con questa ragazza che, come me, scriveva nei ritagli di tempo (e di spazio) di una vita sempre troppo piena, che approfittava di quella noiosa attesa per mettere nero su bianco forse pensieri, forse impressioni, forse idee.

Cosa stesse scrivendo non lo so. Non mi sono permessa di leggere perché, a me, avrebbe dato fastidio se lei avesse spiato me, il mio quaderno e le mie parole. 

Mi è bastato l’averla avuta accanto, riconoscerla come “essere simile”, per poi lasciarla andare, ovunque la vita l’abbia portata dopo la fila in posta, dopo i pochi minuti allo sportello, dopo averla vista scomparire oltre la porta scorrevole, inghiottita dalla luce intensa del giorno.

E voi?

Anche voi approfittate di qualsiasi momento di pausa per scrivere? O per leggere… o per osservare gli altri… o…

3 pensieri riguardo “La ragazza che scriveva all’ufficio postale

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