Finire di scrivere una poesia dopo nove anni

Domenica scorsa ho ritrovato, in uno dei miei soliti quaderni per gli appunti, l’inizio di una poesia datata 26 giugno 2010. Avevo scritto solo due versi, poi li avevo lasciti lì, incapace di andare oltre.

Nel rileggere quei due versi solitari, in giacenza da oltre nove anni, all’improvviso il resto della poesia è scaturito da solo, come se fossero rimasti in attesa che io fossi pronta.

Ultimamente mi sta succedendo spesso. Ho infatti rimesso mano a tutti i quaderni che avevo in giro per casa e ho ritrovato moltissimi versi scritti e lasciati a se stessi.

Non credo sia un caso che siano tutti dello stesso periodo – 2010 e 2011 – perché sono stati anni di grandi cambiamenti e di grande, grandissima, confusione, dove avevo difficoltà a dare forma ed espressione a quello che provavo.

Nel mettere mano a tutto questo materiale informe, ho avuto due conferme:

  1. Le emozioni restano intatte dentro di noi e la poesia ci permette di ritrovarle e di esternarle anche – e forse soprattutto – a distanza di anni. In questo, penso che la poesia sia uno strumento d’espressione veramente straordinario e spero di non perderlo mai.
  2. Ci sono momenti della vita in cui le emozioni sono troppo complesse e, anche se abbiamo bisogno di esternarle, non ci riusciamo. A volte bisogna solo darsi tempo, avere pazienza (qualità che non mi appartiene e che alleno con fatica da tutta la vita) e aspettare che arrivi il momento giusto.

E voi?

Anche a voi succede di metterci anni a scrivere una poesia?

Foto di Lolame da Pixabay

 

 

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