Cinque verità sulla scrittura che non voglio dimenticare

Nelle ultime settimane sono entrata in crisi. Non sapevo come andare avanti con la storia che sto scrivendo. Mi mettevo davanti al computer e, pur avendo del materiale su cui lavorare, non usciva nulla di nulla.

Non riuscivo neanche a rileggere quello che avevo già scritto perché mi sembrava del tutto inutile. Avevo un solo pensiero in testa: non avrei finito mai quello che avevo iniziato e sarebbe rimasto lì, nel computer, accanto a tutte le storie che ho iniziato e abbandonato nel corso della vita.

Mi sono sentita un fallimento, poi è successa una cosa. Anzi, ne sono successe due e tutto è cambiato. Non vi racconto che cosa è successo perché ancora non me la sento di svelare su che cosa sto lavorando… però ci tengo a condividere le cinque verità sulla scrittura che non voglio mai più dimenticare.

Perché le scrivo qui? Tanto per iniziare, ho bisogno di metterle nero su bianco. Se dovessi rientrare in crisi, so che mi sarà utile poterle rileggere. E poi… visto che mi sono state utili, magari saranno di aiuto anche ad altri.

Quindi… Alice ricorda:

  1. Non è importante che quello che scrivo sia vero o sia falso, che sia frutto dell’immaginazione o basato su storie realmente accadute. L’unica cosa che conta è riuscire a evocare un mondo, e che questo mondo abbia una sua coerenza interna di avvenimenti, personaggi e luoghi: un senso di veridicità che resti tale dall’inizio alla fine.
  2. Non è importante scrivere in ordine cronologico. Si può anche scrivere per scene, per quadri, per immagini, assemblando poi il tutto solo alla fine (o in corso d’opera). Meglio che io segua l’ispirazione.
  3. A volte è meglio non intestardirsi. Se non riesco a scrivere una parte della storia, è meglio che io scriva altro; ci tornerò sopra in un altro momento. A mente lucida, e senza ansia, sarà più facile.
  4. Non è un obbligo scrivere tutti i giorni. Non lo sto facendo per lavoro, ma per piacere personale. Nessuno mi sta con il fiato sul collo e non devo finire entro una certa data, quindi: prenditi tutto il tempo che serve.
  5. Lo avevo già scritto nel post Il giorno in cui ho capito che tipo di scrittore sono, ma a quanto pare è meglio ribadirlo: io sono un redattore. Non so inventare dal nulla, ho bisogno di raccogliere materiale, sul quale poi romanzare. Quindi, la prossima volta che mi ritroverò bloccata, è meglio dedicarsi alla lettura, invece che auto-commiserarmi!

E voi?

Come la pensate? Avete delle verità sulla scrittura da condividere con me?

Foto di apertura di tookapic da Pixabay

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