Un ricordo e una poesia

Diversi anni fa, durante una riunione, mi incantai a guardare una mia collega (Sara) che disegnava piccole margherite sul quaderno dove stava prendendo appunti.

Mi colpì perché non disegnava tutto il fiore, ma solo le corolle, senza gli steli e pensai che, forse, avrebbe voluto essere libera, libera come quelle piccole corolle.

Nel mio quaderno per gli appunti, io scrissi una poesia, che oggi ho riveduto e corretto e che dedico a tutti coloro che, nel corso della vita, si sono ritrovati bloccati dal Giudizio (il nostro e quello degli altri).

Piccole corolle
nel tuo giardino di carta,
senza steli,
perché senza uno stelo
sei libera di andare dove vuoi,
di partire,
un giorno senza vento,
e lasciarti tutto dietro,
i parenti, gli amici, gli occhi di tutti coloro
che ti osservano e aspettano un tuo sbaglio,
le spalle di coloro che ti si appoggiano di peso.

A cosa serve essere una donna?
A cosa serve
se non puoi essere debole,
se non puoi cedere,
se non puoi piangere o grandinare o parlare di continuo,
a vanvera,
perché l’unica cosa che davvero ti spaventa è il silenzio.

Essere sempre all’altezza.
È questo che ci hanno insegnato.
Tenere tutto in ordine,
tutto perfettamente incasellato,
sentimenti compresi,
in modo che appaia tutto o bianco o nero,
senza sfumature, senza possibilità di errore.

Fingiamo, ma siamo tutti malati,
malati della medesima malattia.

***

Poesia di Alice Spiga

Foto di congerdesign da Pixabay

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